Loading...

sabato 25 dicembre 2010

Il Valore di un essere umano. Albert Einstein.

Il valore di un essere umano e' determinato, in prima istanza, dalla misura e dal senso in cui ha raggiunto la liberazione dal se'.
Se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri e' collegata all'esistenza di altri esseri umani.
Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli animali sociali.
Mangiamo cibo che altri hanno coltivato, vestiamo abiti fatti da altri, viviamo in case costruite da altri. La piu' grande parte del nostro sapere e delle nostre convinzione ci e' stata comunicata da altra gente, per mezo di un linguaggio creato da altri.
Senza il linguaggio le nostre capacita' sarebbero affatto misere, comparate a quelle degli animali superiori, siamo obbligati percio' ad ammettere che dobbiamo il nostro principale vantaggio sulle bestie al fatto che viviamo in una societa' umana.
L'individuo, se lasciato solo dalla nascita, resterebbe primitivo e bestiale, nei pensieri e nei sentimenti, in una misura che possiamo a stento concepire.
L'individuo e' quello che e', e il suo significato non gli viene tanto dalla sua individualita', ma piuttosto in quanto membro di una grande societa' umana, che indirizza la sua esistenza materiale e spirituale, dalla culla fino alla tomba.

Estratto da "Il mondo come lo vedo io" di Albert Einstein, (The world as I see it), 1956.

con il suo permesso, alla sua memoria, alla memoria di tanti altri,
NelloRomano ringrazia.
24 12 2010

martedì 23 novembre 2010

(...) il Chianti.. poderoso, operoso, sofisticato, Chianti.


..dove degustando un dolce e lieve Chianti, io potei dare sfogo alla mia innaturale gioia e bellezza creativa, ascoltando le parole di lusso e di marmo, e accostandomi ad esse, potei altresì ritrovare luminarie e balconi infioriti, ecco.. questo e’ il mio posto ideale.

E se, scendendo dalla strada che va in salita, appoggiando i gomiti alla balaustra sensuale e gotica del mio indaffarato essere, concettualmente slegato alla parafrasi della vita “tutto e’ essere vita perche’ essa e’ nel momento in cui e’… trovassi ad attendermi qualche autobus che sbuffa e gorgheggia nafta e naftaline, ma anche porpore e gasolina, che mi dice “sbrigati che si parte”, scordando la mia valigia dei sogni partirei, senza esitare un minuto uno solo uno soltanto, imbarcandomi in quella gioia di tristezza malinconica che alla partenza sempre si prova… partirei si nell’immediato oscuro momento in cui il varo del nuovo viaggio rompe e si dichiara abilmente idoneo, e, con gli occhi lucidi di sorpresa,
porterei con me inevitabilmente quel momento di gustoso delicato sorseggiare di quel famoso Chianti, mentre nell’essere vita e’ nel momento in cui lo sei, guarderei al futuro immediato con improbabile incertezza… ma partirei..

Ora, sono sulle scoscese pianure del Chianti, e ad esso mi abbandono come sta alla mia penna di inchiostro blu il rosso velluto di Sangiovese, ascolto le sue note di stoffa pregiata, le sue dolci parole di saggezza, e le sue musiche barocche da camera, mentre, gorgogliando come quell’ autobus pensieri altisonanti, invoco giustizia e pace nel cantone a me riservato nell’essere di questo momento che e’ l ‘unico in cui sono..

mercoledì 10 novembre 2010

Il Piu' Infelice. Soren Kierkegaard.

Si sa che ci deve essere in qualche luogo in Inghilterra una tomba che e' notevole non per un monumento magnifico, ne per il suo aspetto triste, ma per una piccola iscrizione: " il piu' infelice".
Si dice che la tomba fu aperta, ma che non si trovo' nessuna traccia di cadavere.

(...)

...noi che non rendiamo suono nel fragor della vita, ma siamo uccelli solitari nel silenzio della notte...

Soren Kierkegaard

Ti eleggo
e ti rieleggo
e ti rileggo
ti riassemblo
dall alto verso il basso
da sopra a sotto
come ti metto ti metto
illumini il mio interior fragor!

Perche nel sentiero dell individuo
arduo nell improvvisazione
scontroso nella realizzazione
sincero nella meditazione
oscuro vortice di premeditazione..
.. apri le porte alla comprensione.

Chi ne ha di piu?

nelloromano

lunedì 8 novembre 2010

Dialogo Romanesco.

Me va de canta' me va de gioca'
me va de ride e de beve me va me va
me va de sogna', de ricorda' de nun pensa'
de nun vede' tutta sta gente che ma riporta in mente
che da qua se ne dovemo anna'..
Ma me va si, me va me va
me va d'ama', d'esse ignorante
de nun conosce gnente,
pe sgrana' l'occhi belli e fa ...oooohhh,
come un pupetto ar primo giro sopra un caretto,
me va me va, de falli fori,
tutti i pensieri li desideri,
mo sto de qua, poi vado la,
e l'intellettuali, li liberali,
li clericali li santi e le madonne..
me va me va..
de ricanta', de racconta', e poi pensa',
ma si me va..
ce penso en po, ce rido su, e dico e tu?
Ma e te te va'? Ma chi lo sa..
Famose un giro, saluta tu,
che io,
t'aspetto giu'!

Amrita 9.9

A me me va, poi nun me va, poi me riva'..
poi si, sto qua, ma me ne vojo anna'..
aristamo a disse ecchice qua,
ma chi too fa ffa, te fatte vede'..
d'annatte a 'mbriaca', perche tanto c'e'
chi paga pe te, chi nun te sa di
indove stamo a anna', si tanto poi c'e'
chi te dice che stai a sbaja'..
e poi dimostra che,
in fin de li conti,
c hai ragione te..
ma chi too fa ffa
de statte a ferma' qua
quanno che de la'
poi fa benzina e anna'..
indove gia sai che,
na vorta arivato, te ne poi rianna'..!
Dimme 'n po' risponni,
si c hai na verita'!

NelloRomano

domenica 31 ottobre 2010

Un vecchio errore, Paolo Conte.


Un vecchio errore,
vuole inseguirmi,
e incatenarmi,
e trascinarmi via..
davanti ad ogni specchio per dirmi.. guardati..

io non mi guardo,
giro lo sguardo,
la so a memoria,
fin troppo questa storia,
e' uguale, che non ci sia o che ci sia....

ci provi lo specchio ad inghiottire, nell'apparenza,
l'orgoglio e' quello che voglio, nella mia assenza,
vedi ho pagato gia',
il mio soldo di verita'..

un vecchio errore,
pagato caro,
un gesto avaro,
avevo il cuore duro.. allora,
ero piu' amaro, ero piu' giovane..

niente di niente,
spiega alla gente,
cosa vuol dire, cosa vuol dire amare,
l'amore, senza mai fare,
neanche un errore...

ci provi lo specchio, a inghiottire nella sua acqua cupa,
non l'apparenza ma il volto, che la assenza sciupa,
vedi vedi, ho pagato gia',
il mio soldo di verita'..

un vecchio errore,
pagato caro,
un gesto avaro,
avevo il cuore duro..
allora, ero piu' amaro,
ero piu' giovane..

niente di niente, spiegalo alla gente,
cosa vuol dire amare..
l'amore, senza mai fare, neanche un errore..

venerdì 29 ottobre 2010

Impressioni.


Ho l impressione che alla fine di tutto cio ci sia un bel vuoto.
L'impressione di aver fatto tanta strada ma alla fine non ti sei mosso da li.

Sei fermo, al punto di partenza. Anzi, non sei neanche sul punto di partenza, manca il cartello START. Quello a quadretti bianchi e neri.

L'immagine del vecchio col bastone, ricurvo sulla sua linea, camminante sulla spiaggia invernale di sassi e tronchi smessi, tra foglie e conchiglie, col cane che lo segue passo passo, e che lo respira bocca a bocca, e' ancora per me l'immagine piu' rassicurante che ci si possa immaginare, inimmaginevolmente inimmaginabile.

Ed e' sempre cosi' che va a finire, a meno che non finisci prima.
Il film.
O il libro.
(nella foto, Carlo Fruttero, nda)
senza diritti presa come immagine rassicurante

venerdì 8 ottobre 2010

Merce rara.

Brucio granelli di incenso sull'altare della conoscenza. (...)
Siamo un ammasso di proteine, zuccheri, grassi e DNA.
Siamo esseri biologici al servizio della specie e della riproduzione ma con qualcosa in piu', la spiritualita'.
Il Nous, il Logos, lo Pneuma.
Siamo un ammasso di particelle, miliardi e miliardi di particelle subatomiche in relazione armonica.
Noi siamo armonia. Ogni cosa e' essere energia.
Noi siamo essere energia.
(...)
Credo nell'universalita' di noi uomini in una spiritualita' universale che ci faccia aprire all'unico valore supremo per cui vivere amore e consapevolezza del nostro essere umani.
(...) ... una bottiglia di vino, seduti in terra, a notte tarda in completa liberta' al confine di quel momento magico dove due esseri non fanno altro che riconoscersi e i pensieri diventano nudi e liberi.
(...)
Merce rara.
(...)

Amrita 9.9.

con il suo permesso,
nelloromano ottobre 2010

mercoledì 6 ottobre 2010

Donne.

A volte le donne si manifestano in corteo.

Dormo felice.

Dormo felice.
Come fosse l'ultima?
No, forse la prima, o la seconda, o la terza.
O la voglia mi portava aldila' dell'emozione,
in un quadrilatero esposto al buio,
circoscritto o solamente perche' disegnato,
a tratti esposto,
e a tratti sovraesposto.
Comune al senso del pudore della conoscenza,
e sottomissivo a chi della conoscenza ha il senso del pudore.
Oggi mi e' andata male, sono stato sovraesposto,
senza pudore ne ritegno.
Ma gia cio' mi da gioia, e dormo felice.
Perche' sono sovraesposto.
A tratti. O per un tratto.

venerdì 1 ottobre 2010

Sullo sguardo.


Lo sguardo tagliato, sul monte aggiunto alla vista, prima non c era, ho portato gli occhiali. Allora c'era. Ma non l hai visto? non l'hai veduto? Lo sguardo appeso, ora sul monte, la vista aguzza, i colori e le luci... Fagli una foto. L'hai fatta? eh? L'hai fatta? Lo sguardo tagliente, ficcante, producente, sulla gente, sui dettagli, sui tagli, sull'ambiente, circostante. Scostante. L'hai scostato? L'hai scorto? eh? Lo sguardo ora e' assente, micidiale, intrigante, presente sul momento, con l'alito pesante. Il male della gente, l'hai visto tu, ignorante? Non ci posso far niente.

mercoledì 15 settembre 2010

Cesello con forbici e senza bottoni.

Torbido, caldo , languido sguardo da occhi chiusi e trasandati.
Gonfie borse da sottocchio e sotto missione, ma profondo profilo franco russo, mongolo, storto sotto gli occhiali spessi, rettangolari, accesi di notte contro la pioggia sul vetro.
Nel treno, alla stazione, per favore per il centro, chiuse le serrature del gabinetto, basta solo pagarne la meta', e scendere alla prossima fermata. Risali a quello dopo.
La diecimila in tasca basta per far saltare due o tre cervella, con le Broolkin lagommadelponte ci fai delle piccole bombette puzzolenti stile carnevale da appiccicare sulle entrate dei cauveau delle banche nazionali del seme e delle cattedrali in fiamme.
Ai terroristi preferisci i sarcofaghi, alle ferramente coi tremila chiodi preferisci gli ipermercati coi carrelli, non ci sono piu' le mezze chiavi inglesi e via dicendo, tutte brugole ora. Monti e smonti, consuma e butta.
Butta. Butta. Butta. Tutto in mare, va a finire.
E ci lamentiamo se le galassie con un colpo di tosse ci mandano giu uno tzunami o un terremoto.
Siamo come quei piccoli cefaletti di mare che ricevono da noi giornalmente tonnellate di merda accatastata dentro bidoni contaminanti.
E allora, e' tutta una catena.

Sono stato via per un po, perche il lavoro di scrivere e' un taglio di cesellatura, da incastro e ricuci dentro e sposta e smanetta.
Senza bottoni, lascia tutto aperto, cosi che ognuno puo' entrare a vedere, a dare un occhiata, uno sguardo, languido, da sotto gli occhiali.
Sono stato via, e ho fatto male, mi sono rincoglionito, ammutolito, tra le vacanze e il mare, senza neanche avere la costanza di bere un vino che portasse a qualcosa di buono, solo calicetti infinitesimali di liquido non ben definito, che qualcuno mi ha venduto come vino.
Ma le cantine?
Eppure erano aperte.

Tra un tavolo ed un altro, tra un cliente da fargli la fattura, quella fiscale, ed un altro da mandare in pensione, tra un porcino ed una frittatina alle verdure, torno.

Dal di qua si vede meglio.

Votare la legge sull'abrogazione dell astensione criminale al taglio della scossa elettrica. Referendum.
Ma come si fa?

un mese dopo.

mercoledì 25 agosto 2010

Io ti vedo.

Sono triste.
Perche' tutto quello che vedo e' triste.
Sei triste tu, perche' non sei felice, e ti vedo.
Sei triste la mattina, quando monti sul tuo taxi e quello che ti aspetta e' una via di mezzo tra viale Marconi e viale delle Gardenie....

..sei triste tu che ti credi di aver fatto una cosa figa e invece fai schifo, sei un perdente, pensi di aver cambiato il mondo e la societa' alla quale ti sei sempre ribellato ma invece ne sei assoggettato e schiavo, hai aperto una partita iva e ne sei completamente schiavo.... anche se vendi musica rock e produci immondizia eteromusicale da cassonetto e credi che vada bene per i mutuati delle nuove generazioni, sei un debole, non conti un cazzo, e ti vedo.

Tu fai carriera nel bar del palazzo, vendi cornetti preconfezionati, paghi un tot a chi ne sa piu di te in termini di fregare il prossimo, ti metti in tasca le tue lire, campi, cambi la macchina e la puttana di quando in quando, fai cagare, letteralmente vomitare.... e ti vedo..

...ora e' tempo di borsello/tracolla lui vitton o come cazzo si chiama falso, comprato alle bancarelle, sandali da terrone sfigato terronissimo sia che sei di Catanzaro o di Varese e' la stessa cosa, tedesco o cinese fai vomitare, sei deprimente, ti senti cosi', metti tutto li dentro, e la tua vita e' messa dentro con il tuo telefonino i-phone, se non mac sto cazzo, o blacksborra, e cazzo che ti si fotte sprofondatamente dentro al tuo culo rotto che paga le tasse quindi ho il blackspurgo del cazzo, fai letteralmente cagare, non hai un cazzo di due palle di coglioni, fai schifo, col bauer l'inverno e il sandalo l'estate. Ti vedo, cazzo, ti vedo.
Hai il Mini a rate o la smart che scarichi tutta perche c hai l'iva e ti senti un "arrivato", si, arrivato, al capolinea, delle illusioni, delle delusioni, soggiogato al gioco, sottostato al potere del gioco, vittima del gioco, schiavo di chi punta su che maglietta metterai st estate fra baciabbracci, guru o diavoletta&diavoletto... Ti vedo, stronzo/a, ti vedo.
E sono triste.
Gli operai?
No, loro non mi intristiscono.
Neanche un po.
Sei operaio, stronzo, volevi la filiera, l'indotto, la catena, di montaggio, al piede, la catena, sulla caviglia, stronzo. Non hai la testa per pensare, hai preferito la filiera alla vigna sperando in chissa che cosa, mi fai pena. Ti vedo.
Settecento euri di merda al mese, ribellati.
Io torno in vigna. E ti vedo, vedo te nella fabbrica, col caschetto e col casche', pronto a fottere il prossimo, pronto ad andare contro il "padrone", ovverossia quello che ci mette il culo, i soldi, la faccia e le palle. Tu eri operaio, stronzo, stronzo vuoto, stronzo cazzo moscio, testa vuota e produttore di catene di montaggio, servo dei filistei sinadacalisti che sei pure socio e paghi la tessera annuale..... Ti vedo.
Anche tu puttana ti vedo che pensi di diventare velina o soubrette ma intanto fai i risucchi senza nenanche un po di ritegno, neanche di alto bordo, proprio da strada da due soldi. Stesso dicasi di marchettari culattoni pederasti, Vi, dico Vi, vedo.
E sono triste.

martedì 17 agosto 2010

...esofagato...

Brutta maledetta sporca bastarda vita che ci metti di fronte a dei cancelli enormi senza chiavi, e pretendi che noi si abbia sempre la forza di saltare al di la senza colpo ferire, in silenzio e con la forza di un macigno poliglotta che dalla luce scura e tetra nonché macabra del soffitto cade giu sulla testa di marmo del mezzobusto del nonno sfracellandolo in mille pezzi menomalechenessunosie'fattomale....... Ma porca puttana ladra, se io avessi sostituito quella forza con delle maniere piu' esigue ma meno incelofanate e incelofananti, atte esse e esse solo a scoperchiare le figure mannari e che magari con semplicità e dolcezza e un po di sana ironia monto su quel cancello e lo prendo a calci, lo smonto comethofattotedisfo e me te magno e te digerisco sputando tutti i denti di metallo che incrociavano la corona meschina e puttana dell ultima ora e dell ultimo spazio incarnato della vita mia presente a tutt'oggi esofagata da reflusso consanguineo?, dico io, dico, se faccio ciò, me sputi ancora in faccia?
da "La Deflagrazione del Sistema (emotivo)"......... in corso d opera.

nelloromano

e poi vienimi a parlare di politica....
Ma vah!!!!!!!!!!!!!!!

domenica 15 agosto 2010

FERR'A GHOST

Ferr'a ghost..
muoje mia nun ta conoshc..
chiur ll'uocchie e acchiapp 'e mmosch..
muov 'o pere e acciacc 'o muschio..
cull'addore ree pezze 'nfuse..
sient 'o mare e zuomp 'ntuorn..
piglia o pesce caa cazzimma..
stuta a luce e nun ver cchiu!!

Guaglio',
nun ta movere,
stip 'e sord,
sulo 'o cafe',
cu nu bicchier r'acqua,
lente nuove,
shcarpe pure,
miette tutto into a na scatola,
e puorteme via cu te,
addo' o dolore nun se fa vere'!

A ferr'a ghost..

15 10 2010
nelloromano un po napoletano

giovedì 12 agosto 2010

...anime inacidite, dalla presenza di yogurt magro.. anzi dalla assenza..

Anime,
incontrastate nei momenti di gioia,
si accendono nei colori delle piante grasse, sature,
quei colori che minacciano vendetta,
quando al sacro preferisci il profano,
e quando al secco preferisci il lardo,
quando al soffritto, che poco ne sai, preferisci la cottura al vapore.

Anime,
quando su una tavola imbandita e preparata a festa per il banchetto nuziale,
trovi di tutto, trovi di tutto, ma proprio di tutto,
galline, formaggi, uova, paste e asciutte e minestre e cotechini..
e palle di tartufo, nero e bianco,
e palle gonfie, ma gonfie, tronfie, sminchiate..
prendi gli aghi e le punzecchi una ad una, a torturar mai si stufa, l'impavida creatura..
e trovi di tutto e di piu' che puoi immaginare...
bigne' ripieni di galassie nebulose al caffe' e chablis....
trovi di tutto...
la tavola e' come sempre la hai desiderata..
dalla tovaglia, anzi dalle gambe del tavolo fin su la porchetta appesa sul lampadario a scolar grasso che gocciola sull'umanita' esanime, stesa al pavimento fluorescente...
di tutto, c'e' di tutto, c'e'.

Anime,
qualcosa manca...
qualcosa manca che mi fa tanto girare i coglioni da prendere su martello e iniziare a sbattere tutto finche' pezzi di cervello e menzogne, budelle da riempire di merda e cancrenitiche porzioni di avambracci spezzati schizzano su pel culo fin da farti vomitare l'anima...

Anime...
esANIME, transANIMAli, transANIMOgenee, transANIMEsparenti..
e parenti tutti, invitati al convivio funereeo del mozzo impiccato gia morto di leucemia..

mancava lo yogurt..
un misero, contancazzo, schifoso, inutile, bastardo prodotto caseario pieno di fermenti vivi barattolino di yogurt.. mancava.. mi inculava in contumacia, da assente faceva pesare il peso della sua esistenza su di te, puntandoti il dito contro.... ti sarebbe bastato tanto cosi', tanto cosi', un pezzetto in piu' e ci sarebbe entrato pure lui, sulla tavola...

bastardo..
bastardo yogurt maledetto, assente ma indispensabile...

Anime...
si allontanano per un barattolino di yogurt mancante,
il pezzo in piu' che mancando, non completa il puzzle, della follia, della mezzavia, della tramvia, della bugia, della anarchia, della "portami via", della stronZIA....

Anime..
de li mortacci vostri!

mercoledì 4 agosto 2010

...delle donne... (4 ago 2010)

Scoverchiata la figura,
alzato il pugno,
sceso giu sul tavolo,
in picchiata,
martello sul momento.

D inverno,
quando le freddura sostituisce la calura,
le coperte mandano via la paura,
fiumi di birra asciugano l'arsura,
monti di menzogne si accostano alla natura,
delle cose,
delle azioni,
delle donne,
e specialmente,
delle donne,
d'inverno,
si sente di piu',
molto di piu'!


giovedì 29 luglio 2010

Hope.

Spero (?) che il caro Banksy non se la prenda a male se uso una sua immagine senza pagare il copyright, se uso ad ironia un suo messaggio, e se il messaggio arrivi provocatorio abbastanza da urtare le coscienze con forza e vitalita' piuttosto che speranza.

Viaggiando tra Platone e Erasmo..... "la speranza ci blandisce"..

e oggi piu' che mai abbiamo bisogno di tutto tranne che di speranza.
Almeno, questo penso, gia da un po'.

lunedì 26 luglio 2010

Urlo.

Appeso ad un filo, o una corda, o un segnale elettromagnetico, fai tu.
Fate voi.
Appeso, accecato dalla luce, sbavo.
La testa pesa, il granchio nello stomaco fa bisbocce, banchetta con i suoi amici molluschi attaccati alle pareti gastriche, avvinghiati tra loro i polipi si ubriacano, si baciano, fanno sesso, eiaculano sulle imposte chiuse delle pareti dell esofago.
Ma tanto a loro che gliene frega, eiaculano lo stesso.
E il granchio? Se la ride, si ubriaca e snacchera con le sue chele un flamengo fiammingo, a batte la testona dura sul tavolo, che sarebbe poi il mio fegato!!!
La testa e' appesa all'ingiu', le bave filano fino all abisso, gli occhi sputano sangue e dal naso
esce una colata smielante di liquido irragiungibile...
alle caviglie catene arrigginite belano, cigolano..... iii ooo iii ooo iii ooo, in continuazione, e' un continuo, un rumore assordante, una tortura, ci vorrebbe un po di olio.... chissa se passa il mio carceriere a ungerle un po?...
l'ultima volta che e' passato mi ha tolto le corde unte dai polsi, cosi che poi almeno quando passa quello della grotta a fianco che prende un ora d'aria e mi allunga una rivista riesco a dargli un occhiata, a sfogliarla.
al petto ormai le pulci hanno fatto casa... giocano su sti due peli che mi sono cresciuti a fare l'altalena, e si slanciano giu sulla pelle dell addome effetto tipo pubblico del concertone di Woodstock che si buttavano nel fango, tanto il sudore misto sangue puo dare alla superfice lo stesso scivolio....
nella mente organi sacrali di chiese crollate continuano a echeggiare da secoli, spingendo i fiati sino alle membra cerebrali, sbattendo tra le meningi e la gola, rimbalzando da una parte all'altra, portandosi con se la memoria di pensieri leggeri che, circa dieci secoli fa, piu' o meno, forse nove, riempivano le mie giornate di colore, profumi, acqua di torrente che sbatteva su lucide pietre color grigio chiaro ben levigate... questo era, prima, l'effetto vita.
L'affetto vita.
Ti affetto vita.
Ti taglio la gola.
Ti spargo di benzina.
Ti incendio, e con te incendio tutti gli spermatozoi fecondi.
E con loro incendio le valvole cardiache.
E su tutto cio che rimane ci metto la pece.
E nulla piu' cresce.
Urlo.

sabato 17 luglio 2010

Close Up!!

Mah.
Senza granche' da dire, le ore scorrono lente da un passare di un albatros ad una luce che si spegne in una finestra, ad una sigaretta che si porta via l'anima nel vento, soffiato, caldo, del torrido abito estivo.
Sotto i riflettori per un ora e poi il buio piu' totale, al risveglio colazioni soffici, di cornetti e cappuccini.
Mah.
Tutte stronzate.
Siamo alla svolta.
Il punto di svolta.
Ci vuole ancora un piccolo sforzo, un piccolo passo felpato, accarezzando il manto stradale per non urtare contro le inferriate del sottosuolo, per non svegliare i trappolai, quelli che ti tendono una mano con dentro una bomba ad idrogeno, cosi non rimane piu un niente da poterci fare un autopsia.

Scrivo poco, leggo poco, se non Freud, che ultimamente mi accende con i suoi pergolati psichici tra edere e grappoli di uva.. ma d'altronde che importa, il salto da fare e' intrinseco, e' come stare dentro la balena di pinocchio e volerci rimanere, che fa piu' fresco.
Poi tanto magari ti dicono di scrivere per forza "da contratto", ed e' li che te ci sei dentro con tutte le shoes, impantanato tra fiori marci.

No, no, grazie, non era questo quello che volevo, e non e' questo quello che voglio ora, il salto s'ha da fa', in un altro perdunque, asettico, mare nemico e straniero, per entrare in guerra con i nervi piu' saldi e i denti piu' stesi, e le macchine in continuo movimento interstiziale.

Ora, accese le sigarette e fumate, stappate e bevute le birre e pestati i mohiti, penna sulla moleskine e via, a piedi, tra colline e sterpaglie ingiallite dai 40 gradi sotto il cielo..38 sotto l'albero.. intorno ai 13/14 in cantina, ecco appunto, raggiunta la cantina, tra le botti di acero e rovere..... sangiovese cotto eccomi, arrivo a te come una medusa, e come tale nuotero' nei tuoi rossi abissi quinquennali che diventano Brunelli..... ed estrarro' la mia pistola ad inchiostro per inchiodarti una volta per tutte. Brutta sporca bastarda vita!

Avanti!

A tutti coloro che non hanno smesso.
nelloromano

domenica 27 giugno 2010

Peccatore.

Tutti.

I Santi in Paradiso.

Tutti, li voglio inchiodare.

Come sulle coste di un calendario fino alle prospettive diagonali, orizzontali, trasversali e longitudinali, del globo terrestre, della fauna acquifera e del ghiacciaio polare, tra i fiumi, i mari e i laghi, sugli alberi da frutto come sui rami secchi e bruciati dai fuochi in tempesta.

Tutti, e tu che mi guardi che non te ne sia da meno, e che non ce ne sia di meno per te, perche’ senza diritto alcuno mi hai imposto di non potere esprimere agli occhi del potere e della statua di sale esposta al sole il mio, di potere.

Tu.

Peccatore.

Io non sono peccatore perche non ho mai studiato, non ho mai ucciso una lucertola, forse una cavalletta una volta, perche’ proprio non ce la potevo fare, could nt cope with it. Could nt. Just could nt.

E non per questo mi merito la gogna, la fogna e la ghigliottina, e non per questo non posso giocare al parco con gli altri ragazzi, la domenica pomeriggio, in primavera, al sole di maggio…. Non per questo hai Tu il diritto di farmi fuori.

Io peccatore.

Mai.

Io no. Non ho mai assunto sostanze come prova d’onore, non ho mai praticato buchi sulla mia pelle da parte a parte, quelli in acciaio sterilizzato. Mai.

L avrei fatto, se avessi saputo che un giorno mi avresti accusato di non averlo fatto.

Ho passato giorni e giorni a passare da un tubo ad una altro, da un serpente ad un altro, da un mondo ad un altro.

Tutti ora vi voglio inchiodare, non e’ piu’ giunto il momento, non e’ piu’ giunta l’ora, del Pelide e di Muzio Cordo detto anche Scevola, scevolo io dall accusarmi ancora perche peccatore non sono. No non lo sono.

Vi accuso tutti, sul banco de pegni e de ll imputati, imputabili.

E in visione distorta a me tocca sta manche…

E scrivo affinché una pietra cada e possa rovinare la frittata.

Vi accuso tutti, di martirio, di vittimismo, di sfruttamento della popolazione meno abbiente, la domenica mattina in piazza.

Ora andiamo tutti al corteo giovanile di massa, in strada, tutti, chi piu’ chi meno.

Ho peccato.

Chi?

A chi?

Al santo bevitore e la sua leggenda. Forse.

All errante di turno che mi spiazza sempre con le sue risposte..

Al prete che non gli ho dato torto.

Al pastore che mi donava le sue pecore, ma anche le sue dottrine e le sue massime, e minime fuori dall’ Europa.

Ai cani bastonati fuori dalle case chiuse.

Alle puttane, onorificenze senza ricevuta fiscale.

Alias, memoria corta, sembrava che ci spostavamo in massa ma esso era solo un tentativo di comprarci tutti.

E io vi giudico ora, vi condanno, vi punisco impudicamente sulla pubblica strada, cattiva, quella di De Andre’, per capirci. Se. Qualcosa.

Vi colpisco di striscio, vi tradisco, vi fischio dietro, da dietro, vi canto la messa in latino, che me l avete proibito, anche quello, vi canto in greco, anzi ve la canto, e ve la suono, in punk, stile jazzato, sincopato e rockerillazzato.

Tutti in fila.

Santi, protettori e aventi diritto.

Ecco.

Il vostro diritto.

Ecco qual’e’.

Il vostro diritto.

Il vostro diritto e’ morto con le vostre tuniche sporche di sangue, dietro le porte e i portoni dove Monne Lise e Pieta’ Crocifisse e Vergini Carmelitane erano nascoste durante le carestie, le guerre, le miserie e i festival di Sanremo.

E la pioggia continuava a cadere giu dal trafitto tetto di legno bucato, tra tegole scollate, fuse, bruciate, su pavimenti rigonfi di lacrime, tra fessure dove insieme a spifferi gelidi negli inverni dimenticati, della povera piccola cappella della chiesa di San Bruciato, arso anche lui, insieme al cappellano militare, il cappellano civile ed il cappellaio magico, e il pifferaio santo, subito, morti tutti, arsi anche loro.

Tra le stagioni della miseria, le porte erano chiuse, chiavistelli e blocchi di marmo, sarcofaghi e portoni secolari erano chiusi.

E io non sono potuto entrare, ho bussato, ma nessuno ha aperto.

Vi inchiodo tutti.

Vi perseguito.

Peccatore io non sono.

Sacralita’ arrenditi al passare degli anni,

rughe ti cospargono il volto colpevole,

mani segnate dal corso degli anni non ci impietosiscono,

le loro artriti alle articolazioni non vi impediscono di mentire ancora.

Noi poveri peccatori abbiamo pagato,

non lasceremo mai conti in sospeso,

non segneremo filoni dal rigattiere.

Vergogna, a noi, vergogna e pena,

pieta’ mai, compassione non ci sfiora,

colpevoli solo di meritare l’ora e il giorno del miracolo che fin qui ci ha portato.

Solo colpevoli di una colpa che ci porta ad essere qui.

Arrenditi sacralita’, hai un volto segnato dalle paure che accusi su di me,

hai un volto, un eta’, una gamba sola, di legno.

Il tavolo non e’ piu imbandito, il letto e’ fatto,

i cavalli sono morti e la carrozza e’ fuori uso.

Arrenditi, sei circondata.

Non sporgerti piu in la del dove sei sorta,

potresti cadere, e non ci saremo piu’ noi poveri peccatori a raccoglierti.


nelloromano



Nello Romano.

Algebriche e pensanti traiettorie e trattorie.

fine giugno 2010.

martedì 22 giugno 2010

RABBIA.

Ho incontrato un bambino cieco, un ora fa.
Gli ho chiesto di darmi la mano, me l ha data.
Ma poi si se’ spaventato. Ha avuto paura.
E ha ritratto la sua.
Poi me l ha ridata, e gli ho chiesto come si chiamava, se avesse un nome.
Che importanza ha. Ha detto chiaramente, senza parlare.
Io non voglio vedere.
Rabbia.
Poi ha ritratto la sua manina, piccola, grande come il mondo, se mai puoi stringere il mondo in una mano, puoi farlo stringendo la mano di un bambino.
Un bambino pieno di rabbia ti dona la sua mano, te la da con fiducia.
E tu puoi stringere il mondo nella tua mano da vigliacco, davanti ad un bambino cieco.
E pensi alla tua poesia, al tuo amore infinito, alla tua verita’ che non trovi, e che non troverai mai, se non ti puoi mettere a nudo davanti ad un bambino cieco.
E richiederti come ti chiami.
Alla fine si e’ risentito ancora, non mi voleva abbracciare.
Perche’.
Perche?
Mi ha allontanato, mi ha respinto.
Mi ha cacciato.
E sussurrando il suo nome si e’ fatto uscire il sangue da un ginocchio, grattandosi.
Mi ha salutato pero’, con cortesia e collaborazione.
Uno spiraglio c’e’.
Una volontà ce l’ha ancora.
Nel suo mondo.
Il figlio di Marco.
Gli occhi ce l’ha, e funzionano, ma non li vuole aprire.
Non vuole vedere. Non vuole. Non v u o l e .
Si chiama Francesco.
E’ un bambino.
Con un urlo dentro che se uscisse ci ammazzerebbe tutti, dalla rabbia.


Ma che ne sai tu.
E io.
E lei, o lui.
O il prete.
O un Dio qualsiasi, chiamalo come tu vuoi.
Dio Sole, Dio Luna.
Dio Terra, Cielo e Vento.
Il Dio del Suono.
Chi lo sa?
Tu che ne sai.
O io?
Prenditi in mano, e mettiti davanti ad un bambino cieco.
Sai che puoi parlare per ore senza avere risposta,
ma e’ piu’ forte del dolore di stare davanti allo specchio a guardare la tua linea finita.
La linea delle tue labbra, e delle tue orecchie, e dei tuoi occhi.
Che non funzionano perche non li sai far funzionare.
Non c’e’ spazio vitale, solo virtuale, chiuso nei parametri di un computer con schermo piatto, come il tuo encefalo. Gramma piatto.
Conosci solo il piatto dove bastardo ingrassi con le tue leccornie.
O il piatto dove punti tutti i tuoi finti e finiti sogni, e infiniti valori perduti, mai avuti.
Quindi che ci perdi?
Che ci perdi a metterti davanti ad un bambino che non vuole vedere?
Provaci.
Mettitici, davanti. Tu e i suoi occhi spenti.
Il suo cuore e’ vivo, il suo sangue ti arriva addosso a macchie malate, chiazzate.
Di sangue di tigre impiccata all’albero, sgocciolante.
Le sue gocce ti macchiano il vestito, stronzo.
Sgozzati la gola.
Fai vedere il tuo sangue malato.
Non sai che dire.
Non sai che fare.
Spogliati, davanti ad un bambino cieco.
E graffiati,
guarda il tuo sangue.
Leccalo. E piangi.
Ammazzati dal dolore.
E ricordati che tu gli occhi li apri.
Ma vedi?

nelloromano
16 giu 2010

domenica 30 maggio 2010

..perche' la vita non va cosi'.. (!) (?)

Aprendo un libro,
guardando in aria a bocca aperta,
leggendo dentro un vestito di Chanel,
bevendo in un cristallo di Prussia,
gelandosi le mani attorno ad un fuoco,
bruciando legnami in salita,
mentre il treno sbuffa affaticato,
scendendo su viali alberati,
primavera,
profumo,
scuole finite,
mani nelle mani,
urla di pallone..
ascoltando musiche afone,
regolando volumi nei frigoriferi,
guidando tra il sole e la pioggia,
tra gallerie e ponti,
soste al caffe' e al gelato al tamaridno,
guarda un po',
guarda un po te',
sto tamarindo..
sigarettando tanghi argentini e flamenchi tzigani..
zingarando,
cantando,
sudando,
mangiando,
aspettando,
desiderando,
correndo...

.. e piangendo,
sacrificandosi alle meste pure lamentele femminili..
e rimanere,
e non rimpianti,
sorridere,
e non si muove una foglia,
ma io da qui non me ne vado,
vediamo..

vedere,
guarda..
guarda..
Guardi?
Guardie!!??
portatelo via..
Innocenza,
sulle gote, tue..
Pascoli, Petarca e Verga..
sulle salite,
sulle discese,
tra le roccie,
sui sassi del mare,
nell'acqua fredda,
sulle nuvole,
manomano in aereo,
col giornale e le uova al prosciutto..

sei sempre qui cazzo,
sempre qui!!

E io?
Rimango.

All'ombra di Fossati.

"con rose di normandia..o con fiori di ferrovia..aggancia quel bell'angelo..prima che voli via... pero' madre che spavento.. pero' madre che tormento.. sognare nudi e crudi.. in mezzo a questo via vai.."

pero'..... che magnificienza nelle parole, parole di sudore, di fiati sospesi, di andirivieni consumati su pattini senza piu' rotelle, nelle parole del grande Fossati ho sempre trovato tante ma tante ma tante congratulazioni dell amore....un amore fino allo struggimento...
ora, non vorrei essermi troppo diventatomi ormai catatonizzatomi nel sentiero che ai grandi illuminati costo' tragedie, greche e tammurriate nere, ma sempre come soggetto preferisco a volte, prender grande transumante e subliminale (eh eh eh) ispirazione, e inspirazione.

Cito anche "l'amore e' come un castello di sabbia in riva al mare".... sempre fossatiana....

Arpa, viola, violino e uilean pipe..
bodram rimbalzano mani su di te..
al vento il suono fa eco e lo riproduce silenzioso
quando su, le scogliere fanno bella vista in giu'..
e ti ricorderai delle giornate al calore
e rivedrai solo nelle fotografie il tempo ora..
viola violino e fisarmonica..
unite in un melodico andante riverbero lucido..
e come allo stesso ricordo il vento provochera' eco..
e alla faccia di gesso e mani di torba e gonfie di umido terriccio sanguigno..
al calar della liquida nera amica nelle ugole, cantera' di disperazione,
sommessa solo alla volonta' della coscienza,
che a me piace aspettar il risveglio dell'incoscenza..
piccoli pianofortini agli angoli dei paeselli battuti solo da pioggia e vento,
incrociati da infantili mani sapienti,
felici ritornelli di liberta' sperata e tradizione sfortunata..
arricchiranno al mio passaggio quel poco che sara' rimasto della mia voce,
forse per riderci su'.
E giu'.
Tutti giu' per terra.

Grazie Ivano.

domenica 23 maggio 2010

Elettra.

Elettra ha carattere docile, forte, ha capelli ricci, biondi, un po rossi, con dei colpi sulle punte, perche' al sole si rischiara, come la mamma, e tutti gli anni la portiamo al mare, per due mesi, respira aria sana, salubre, dissetante, minerale.
Come un Louis Latour, Puligny-Montrachet...
Elettra non fa i capricci, sta seduta in silenzio e contempla le case coi tetti rossi, con il libro di Hans sulle ginocchia, le case sono la sua passione, le guarda in continuazione, tutte stese dall'altra parte del canale, e quanto gli piace immmaginarvisi dentro, a praparare biscottini e fagottini per i suoi nipoti.
Elettra ora ha tre anni, l'ultimo compleanno gli abbiamo regalato una bicicletta, ha iniziato a correre su e giu per il vialetto di casa, con il senso di liberta che trapassava ne riccioli biondi un po rossi che iniziano a prendere forma...
come quelli della mamma...
Elettra ha un cane di pezza che non abbaia mai, infatti ha detto che ne vuole uno vero... come quello della nonna, che ride, canta e corre con lei e la sua bicicletta...
Una volta l'anno a Natale la portiamo dalla nonna, ma dopo un po si stufa, vuole stare con noi, soli, a guardare le case coi tetti rossi...
Elettra parla francese, italiano e tedesco, l'inglese pensa che sia una lingua stupida, commerciale, che alla fine serve solo per i film...
Elettra ha capito subito che deve farsi un po le spalle grosse,e il collo duro, ma quando poi si siede sulle mie ginocchia e prende in giro la mamma e io che la appoggio e mi ci faccio alleato diventa un burro....
viceversa, quando si mette con la mamma e mi prendono in giro, diventa un po acida, deve essere la sfida con la maternita'...
Elettra ha gia le scarpe coi tacchi, rosse, come la mamma, stivali di gomma per le pioggie e cappotto tipo lungo con gli occhiali nel cappuccio, per quando andiamo sul lungomare a passeggiare...
L anno prossimo va a scuola, e' gia grande, ha gia un fidanzatino, e si mette il trucco da signora..
Elettra e' una grande soddisfazione, quando la vita ti cambia e non puoi dire di no la guardi, e ti senti un grande vuoto nella pancia, uno stato di ansia e smania perche' la vuoi proteggere, la vuoi consigliare per il giusto, vuoi che si difenda sempre in un nanosecondo senza bisogno dell intervento del papa'... gia sa come si fa...
ma ti prende dentro, ti colpisce, la guardi nel sonno e la coccoli mentalmente, ti tira su dei pugni nel petto, ti brucia via le ultime parole, aspetti al risveglio di vederla imbronciata che viene verso la cucina coi calzettoni di lana spessi un centimetro che lamenta voglia di caffelatte e pane raffermo, secco duro, da far ammorbidire nella tazzona col gatto, quella col manico rotto. Come la mamma.
Che intanto continua a dormire nel lettone di papa', aspetta che gli porto un goccetto di caffe' caldo, ma tanto anche dopo sara' sempre imbronciata e quasi quasi sempre che ce l'ha col papa', come Elettra.
Sono pero' due donne meravigliose, alle quali non posso rinunciare, e quindi mi godo questo momento di pura immaginaria sveva realta', prima che si svegliano, perche la domenica, quando si svegliano insieme, tutte e due, e tutte e due vengono verso la cucina, sono due belle, ma belle, belle, gatte da pelare, e a me tocca di andarmene di la perche' loro hanno da fare discorsi da donna, Elettra si sente cosi' accettata e amata che pero' dopo un po mi chiama e mi dice.... dai papa', vieni qui anche tu.
E allora la mamma mi prepara un goccetto di caffe', e mi dice che e' molto orgogliosa di Elettra, che non se l'aspettava che sarebbe venuta fuori cosi', doveva morire invece quarda che roba.
E menomale che siamo tutti salvi, doveva morire anche la mamma, e io quella sera con loro.
Invece siamo tutti qui, con la tazza col gatto, la macchinetta del caffe', la radio accesa, la finestra sul canale con tutto il verde intorno, le nuvole del grigio tempo francofono/normanno, la nonna in fotografia, e la macchina pronta in garage che oggi, domenica, andiamo a fare un giro in citta'.
Bello.
Grazie.
Grazie per tutto questo.
Elettra e' un punto fermo, un punto di grande esplorazione, un orgoglio che ti cammina dentro e ti fa trovare la forza per dire no, per dirti da solo che tutto questo, un giorno, sara' suo, e ci ricordera' con grande ammirazione, quando, in cucina, preparera' il caffe' per il suo uomo di passaggio, e la sua tazza col gatto e vicino alla nonna ci saremo anche noi nella foto, e una nuova Elettra conservera' quel senso di liberta' correndo su e giu per il corridoio, aspettando il latte caldo.
Nelle mattine come queste, mi piace pensare che sara' cosi'.

Non ho ucciso.

Non ho ucciso.
Non ho tradito.
Non ho colpito.
Non ho mentito.
Ho speso.
Ho ascoltato.
Ho parlato.
Poco.
Ho cercato.
Che?
Eh?
No.
Solo.
Da solo.
Ferito.
Subito.
Vittima? Mai.
Fiero.
Camerati!
E compagni.
Solo.
No, non c'e' nessuna donna con me. Ora.
Mai.
Dopo di te, il vuoto.
Esco.
A piedi.
Vado in centro.
A bere.
Perche'?
E tu?
Che fai?
Ti ascolto, sento le tue parole girarmi dentro la mia testa dal vivo, in una simbiosi... che vuol dire simbiosi?
Ti sento.....
Non ho fatto niente per arrivare a questo...
niente.
Non ho colpe.
Solo vergogna.
Mi compatisco, mi dispiace, sono mortificato.
Ma non ci posso stare dentro le castagne al fuoco, sono venuto al mondo per caso, distrattamente, per una scopata uscita male, tempismo errato.
E la puttana batte ciglio, sulle scale di fortuna, sottovuoto e senza preservativi.
Io non c'ero.

sabato 8 maggio 2010

La Favola dell'Orto.


All'orto c'e' la zucchina, il pomodoro eccetera..
Io il mio orto me lo coltivo da me.
Coltiviamo l'orto, affinche' naschi verdurame fresco e genuino.
L'acqua porta il mulino al secchio.

NelloRomano
maggio 2010

lunedì 12 aprile 2010

Pensieri 4


Vorticosi vortici di malaugurata sanita' di mente!!!

L'atto creativo, nella sua interezza e genuinita', e' l unico atto spontaneo di benevolenza verso l'autore, l'unica via per la salvezza, l'unica strada per salvarsi dalla pazzia.

Finche' non senti le vocine e' tutto sotto controllo, quando le vocine ti sussurrano qualcosa, devi prendere il controllo. Meglio prendere il controllo prima.

Creare, credere, combattere. Insubordinando/si. Si.

Mai dimenticarsi dell umorismo, fanculo la scuola dei tristi, dei melodrammatici, degli antiestetici, degli scuri, dei sofisti e dei poeti maledetti. 'ci vostri!!!! O e' solo un approccio sbagliato? Umorismo, umorismo, umorismo.....

Dio solo lo sa, e guarda come vive male!!!!!

Agnosticismo puro.

11.04.2010
nelloromano

venerdì 2 aprile 2010

ESPRESSIONE.


Di liberta', di espressione.
Oggi voglio scrivere di verita'.
Voglio essere duro conciso secco ma anche pratico morbido liscio.
Essenziale alla lettura di brani di chiromanti piromani.
Voglio bruciare le essenze di testi antichi dentro un falo'che mi porti con se anche l'anima e i pantaloni.
E che si brucino le gambe, che mi porti con se cio' che resta di un martirio che per anni ho scontato a causa di debiti impagati; mai ricevute bollette.
In fattura metto anche alla voce dipendenti tutto quello che non ho mai capito/considerato/messo i punti sulle i.
(...)
Imbecille, ma non ti accorgi che sono tutte fandonie?
Che se le azioni non migliorano, o meglio non diventano, tali, da metteri seduto in silenzio davanti al plotone e ridi in faccia ai morti ebrei e ai torturatori russi dell'anima e delle mani bruciate mozzate o tagliate solo per il gusto di usare le forbici, se non ti ci metti a ridere cosi', non vali niente.
Imbecille.
Ma guardati!

02.04.2010
nelloromano

lunedì 22 febbraio 2010

Il viaggio.

Sono stato,
o almeno ci ho provato,
animo gentile disperso nel tentativo.
A estremi mali ho corso piu' in fretta,
tardivamente aggiungendo post it,
accogliendo gli spergiuri e le bastonate come benedizioni.

Sono andato,
o almeno pensavo,
in un altrove, un po'.. "dove?"..
A note di disappunto ho aggiunto poesia,
che non e' detto che poi non sia,
ma sia quel che sia e' andata cosi'.

Sono tornato,
o almeno cosi' dicono,
giovane come prima, senza barba e baffi.
A scarpe da corsa ho sostituito mocassini in pelle,
pantaloni eleganti e cappotto inglese,
ma nel guardaroba non c'e' piu' me stesso.

Riparto,
almeno spero,
vado giu', di sotto, a bere un caffe'.
A cena ritorno, non ho piu' coraggio,
ho perso la vita, la morte e il viaggio,
coloro quaderni, scrivo lettere d'amore..
ma tra me e me, non c'e' che un sol cuore.

nelloromano
22 feb 2010

mercoledì 10 febbraio 2010

28 ... (10/2009), ma 28.


Coniugare tutte le parole al verbo essere
Coniugare tutti gli esseri alle parole
Coniugare agli esseri tutti i verbi
Coniugare tutti i verbi agli esseri
Coniugare gli esseri con le parole
Con le parole unire le coniugazioni
Con le parole usare i verbi e gli esseri
Gli esseri dovrebbero essere coniugati
Gli esseri dovrebbero usare le coniugazioni
Le coniugazioni servono agli esseri
I verbi e le parole degli esseri si coniugano
Le parole e i verbi saranno coniugati
Quando gli esseri si coniugheranno saranno verbati
Con le parole essi si verbalizzeranno
E con le parole i verbi avranno un senso
Il senso degli esseri uniti tra verbi e parole avra’ ragione di essere
Tra esseri e verbi esistono parole
Tra verbi parole ed esseri c’e’ la coniugazione
Nella coniugazione esistono gli esseri
Solo tra coniugazioni disgiunte e parallele esistono verbi e parole per gli esseri
Solo cosi gli esseri avranno modo di coniugarsi
Allora perole e verbi potranno dismettersi
Perche’ saranno coniugazioni intrigate coniugatamente tra paralleli e meridiani
Tra le cariche di elettrodi saranno coniugazioni di materia verbale
Parole al vento per portare linee di coniugazione
Verbi di seconda mano per riciclare coniugazioni per chi non ha voglia di parole
Coniugarsi subito
Usare solo verbi e parole per coniugarsi
Coniugare tra di noi tutti i verbi ora
Coniugare tutte le parole tra di noi ora
Coniugare esseri, verbi e parole
Coniugare per esseri
Coniugare per verbali
Coniugare per vocabolari
Coniugare
Parole
Verbi
Esseri

martedì 26 gennaio 2010

Zero Assoluto.

Irrequieto, nella mia compostezza.
Ma fermo ma immobile, cospicuo proficuo di lento andirivieni di batterie allo zinco.
Andavo fermo, composto, alla ricerca dell'essre umile e al contempo magnanimo e audace.
Mi giravo verso l'orizzonte orientalizzando la visione della signora con il cappotto lungo e lo scialle di lana coperta fin sopra i capelli gia bianchi e neri e con lo sguardo di luna e messia di verita' e gialle fotografie del futuro.
Composto alla lettera, alla lettura di brani di letteratura e lettere d'amore mi ritrovavo solo, allorche' al canto del cane nero rivedevo le luci dell'alba.
Nascosto dagli odori acri e dai profumi promiscui di te' all'arancia caramellata ecco il turbante sciallato ingiallito e smozzicato...
..quando mi sembro' tutto un complotto mi rischiarai la gola con dell'essenza allo zenzero e croste di marzapane, zuccheri miscelati e colorati.
Fermo, irrequieto nella mia compostezza, fermai il pensiero su un punto, un solo punto.
Quel solo punto che per lungo tempo fu punto fermo ma che ora diveniva piano un punto disperso nell'oceanica aria da respiro.
Quel solo punto che unito a tutti gli altri punti della cordigliera forma gia la linea di marcamento a uomo dell'essenza dell'irrequietezza composta, composita e assemblata.
Come in un cartone da trasferimento e carichi su algebrici pullman, di colori accesi e autisti in fiamme, e passeggeri di fortuna e asiatici in fuga, mi chiudo le mie braccia gia conserte e inferte da spine, dolore assume magicamente forma forza/fortuna/astuzia.
Composto nella mia irrequietezza composita mi sposto di lato, lascio cadere le foglie, via lava l'acqua del fiume la sentenza di dolore, mi giro verso quell'orizzonte da signora in scialle, e la speranza di luce riprende il suo introverso circospetto cammino di Luxor gia Tebe.
Con le composite risposte del momentaneo subterraneo sentimento, apro il cuore all'orizzonte.
Sono irrequieto nella mia totale compostezza molecolare.
Sono allo Zero Assoluto del mondo della fisica.

8.11.09
nelloromano

mercoledì 20 gennaio 2010

Errare errando, erravo errante.

Su.
Dai viali di ciclamini alle sponde sabbiose e dorate fin giu i sentieri di sterpaglie.
Erravo tra i fogli di cartone dismesso dagli spazi delle retrocucine cercando avanzi di spugne usate da riciclare per le mie erranti geometriche evoluzioni musicali notturne.
Ma c'era anche chi errava con lo sguardo solamente, volgendolo ad oggetti lontani per avere la sensazione di missive mai recapitate e solo tornate indietro.
E poi erravo senza meta in fine.
Era una sensazione di sfida a colpi di passi e pause, come un respiro che erra nelle narici per dare nascito alla piu' sincera e indispensabile emozione: la vita.
In una errabonda scampagnata con il bagaglio a mano, al seguito delle grandi trasmigrazioni erratiche, in attesa del ciack climatico, per posar su qualche prato e lago prosciugato, erravo ancora minuettando frasi nomadi e vagabonde, frutto di una erranza arrogante, che non ammetteva altrui discordanti notifiche alcuna, errando ancora una volta e gettando solide palizzate cementizie che mi avrebbero permesso piu' avanti, di continuare la mia errata suddetta erranza errabonda, avvalendomi cosi' del diritto di poter errare ancora senza avere il timore di errare.
Errando magnificamente et magicamente.
Il Pugile.

16.01.10
nelloromano

martedì 12 gennaio 2010

Joseph Conrad. La linea d'ombra. a.d.1917.

Soltanto i giovani hanno simili momenti. Non intendo i giovanissimi. No. I giovanissimi, a rigore, di momenti non ne hanno. E' privilegio della prima gioventu' vivere in anticipo i propri giorni in tutta la bella continuita' di speranze che non conosce ne pause ne introspezione.
(...)
Questo e' il periodo della vita in cui detti momenti e' probabile che si verifichino. Quali momenti? Diamine, i momenti di tedio, di stanchezza, d'insoddisfazione. Momenti avventati. Intendo momenti in cui l'ancor giovane e' propenso a commettere azioni avventate, del genere sposarsi all'improvviso o piantare un impiego senza ragione.
(...)