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domenica 30 maggio 2010

..perche' la vita non va cosi'.. (!) (?)

Aprendo un libro,
guardando in aria a bocca aperta,
leggendo dentro un vestito di Chanel,
bevendo in un cristallo di Prussia,
gelandosi le mani attorno ad un fuoco,
bruciando legnami in salita,
mentre il treno sbuffa affaticato,
scendendo su viali alberati,
primavera,
profumo,
scuole finite,
mani nelle mani,
urla di pallone..
ascoltando musiche afone,
regolando volumi nei frigoriferi,
guidando tra il sole e la pioggia,
tra gallerie e ponti,
soste al caffe' e al gelato al tamaridno,
guarda un po',
guarda un po te',
sto tamarindo..
sigarettando tanghi argentini e flamenchi tzigani..
zingarando,
cantando,
sudando,
mangiando,
aspettando,
desiderando,
correndo...

.. e piangendo,
sacrificandosi alle meste pure lamentele femminili..
e rimanere,
e non rimpianti,
sorridere,
e non si muove una foglia,
ma io da qui non me ne vado,
vediamo..

vedere,
guarda..
guarda..
Guardi?
Guardie!!??
portatelo via..
Innocenza,
sulle gote, tue..
Pascoli, Petarca e Verga..
sulle salite,
sulle discese,
tra le roccie,
sui sassi del mare,
nell'acqua fredda,
sulle nuvole,
manomano in aereo,
col giornale e le uova al prosciutto..

sei sempre qui cazzo,
sempre qui!!

E io?
Rimango.

All'ombra di Fossati.

"con rose di normandia..o con fiori di ferrovia..aggancia quel bell'angelo..prima che voli via... pero' madre che spavento.. pero' madre che tormento.. sognare nudi e crudi.. in mezzo a questo via vai.."

pero'..... che magnificienza nelle parole, parole di sudore, di fiati sospesi, di andirivieni consumati su pattini senza piu' rotelle, nelle parole del grande Fossati ho sempre trovato tante ma tante ma tante congratulazioni dell amore....un amore fino allo struggimento...
ora, non vorrei essermi troppo diventatomi ormai catatonizzatomi nel sentiero che ai grandi illuminati costo' tragedie, greche e tammurriate nere, ma sempre come soggetto preferisco a volte, prender grande transumante e subliminale (eh eh eh) ispirazione, e inspirazione.

Cito anche "l'amore e' come un castello di sabbia in riva al mare".... sempre fossatiana....

Arpa, viola, violino e uilean pipe..
bodram rimbalzano mani su di te..
al vento il suono fa eco e lo riproduce silenzioso
quando su, le scogliere fanno bella vista in giu'..
e ti ricorderai delle giornate al calore
e rivedrai solo nelle fotografie il tempo ora..
viola violino e fisarmonica..
unite in un melodico andante riverbero lucido..
e come allo stesso ricordo il vento provochera' eco..
e alla faccia di gesso e mani di torba e gonfie di umido terriccio sanguigno..
al calar della liquida nera amica nelle ugole, cantera' di disperazione,
sommessa solo alla volonta' della coscienza,
che a me piace aspettar il risveglio dell'incoscenza..
piccoli pianofortini agli angoli dei paeselli battuti solo da pioggia e vento,
incrociati da infantili mani sapienti,
felici ritornelli di liberta' sperata e tradizione sfortunata..
arricchiranno al mio passaggio quel poco che sara' rimasto della mia voce,
forse per riderci su'.
E giu'.
Tutti giu' per terra.

Grazie Ivano.

domenica 23 maggio 2010

Elettra.

Elettra ha carattere docile, forte, ha capelli ricci, biondi, un po rossi, con dei colpi sulle punte, perche' al sole si rischiara, come la mamma, e tutti gli anni la portiamo al mare, per due mesi, respira aria sana, salubre, dissetante, minerale.
Come un Louis Latour, Puligny-Montrachet...
Elettra non fa i capricci, sta seduta in silenzio e contempla le case coi tetti rossi, con il libro di Hans sulle ginocchia, le case sono la sua passione, le guarda in continuazione, tutte stese dall'altra parte del canale, e quanto gli piace immmaginarvisi dentro, a praparare biscottini e fagottini per i suoi nipoti.
Elettra ora ha tre anni, l'ultimo compleanno gli abbiamo regalato una bicicletta, ha iniziato a correre su e giu per il vialetto di casa, con il senso di liberta che trapassava ne riccioli biondi un po rossi che iniziano a prendere forma...
come quelli della mamma...
Elettra ha un cane di pezza che non abbaia mai, infatti ha detto che ne vuole uno vero... come quello della nonna, che ride, canta e corre con lei e la sua bicicletta...
Una volta l'anno a Natale la portiamo dalla nonna, ma dopo un po si stufa, vuole stare con noi, soli, a guardare le case coi tetti rossi...
Elettra parla francese, italiano e tedesco, l'inglese pensa che sia una lingua stupida, commerciale, che alla fine serve solo per i film...
Elettra ha capito subito che deve farsi un po le spalle grosse,e il collo duro, ma quando poi si siede sulle mie ginocchia e prende in giro la mamma e io che la appoggio e mi ci faccio alleato diventa un burro....
viceversa, quando si mette con la mamma e mi prendono in giro, diventa un po acida, deve essere la sfida con la maternita'...
Elettra ha gia le scarpe coi tacchi, rosse, come la mamma, stivali di gomma per le pioggie e cappotto tipo lungo con gli occhiali nel cappuccio, per quando andiamo sul lungomare a passeggiare...
L anno prossimo va a scuola, e' gia grande, ha gia un fidanzatino, e si mette il trucco da signora..
Elettra e' una grande soddisfazione, quando la vita ti cambia e non puoi dire di no la guardi, e ti senti un grande vuoto nella pancia, uno stato di ansia e smania perche' la vuoi proteggere, la vuoi consigliare per il giusto, vuoi che si difenda sempre in un nanosecondo senza bisogno dell intervento del papa'... gia sa come si fa...
ma ti prende dentro, ti colpisce, la guardi nel sonno e la coccoli mentalmente, ti tira su dei pugni nel petto, ti brucia via le ultime parole, aspetti al risveglio di vederla imbronciata che viene verso la cucina coi calzettoni di lana spessi un centimetro che lamenta voglia di caffelatte e pane raffermo, secco duro, da far ammorbidire nella tazzona col gatto, quella col manico rotto. Come la mamma.
Che intanto continua a dormire nel lettone di papa', aspetta che gli porto un goccetto di caffe' caldo, ma tanto anche dopo sara' sempre imbronciata e quasi quasi sempre che ce l'ha col papa', come Elettra.
Sono pero' due donne meravigliose, alle quali non posso rinunciare, e quindi mi godo questo momento di pura immaginaria sveva realta', prima che si svegliano, perche la domenica, quando si svegliano insieme, tutte e due, e tutte e due vengono verso la cucina, sono due belle, ma belle, belle, gatte da pelare, e a me tocca di andarmene di la perche' loro hanno da fare discorsi da donna, Elettra si sente cosi' accettata e amata che pero' dopo un po mi chiama e mi dice.... dai papa', vieni qui anche tu.
E allora la mamma mi prepara un goccetto di caffe', e mi dice che e' molto orgogliosa di Elettra, che non se l'aspettava che sarebbe venuta fuori cosi', doveva morire invece quarda che roba.
E menomale che siamo tutti salvi, doveva morire anche la mamma, e io quella sera con loro.
Invece siamo tutti qui, con la tazza col gatto, la macchinetta del caffe', la radio accesa, la finestra sul canale con tutto il verde intorno, le nuvole del grigio tempo francofono/normanno, la nonna in fotografia, e la macchina pronta in garage che oggi, domenica, andiamo a fare un giro in citta'.
Bello.
Grazie.
Grazie per tutto questo.
Elettra e' un punto fermo, un punto di grande esplorazione, un orgoglio che ti cammina dentro e ti fa trovare la forza per dire no, per dirti da solo che tutto questo, un giorno, sara' suo, e ci ricordera' con grande ammirazione, quando, in cucina, preparera' il caffe' per il suo uomo di passaggio, e la sua tazza col gatto e vicino alla nonna ci saremo anche noi nella foto, e una nuova Elettra conservera' quel senso di liberta' correndo su e giu per il corridoio, aspettando il latte caldo.
Nelle mattine come queste, mi piace pensare che sara' cosi'.

Non ho ucciso.

Non ho ucciso.
Non ho tradito.
Non ho colpito.
Non ho mentito.
Ho speso.
Ho ascoltato.
Ho parlato.
Poco.
Ho cercato.
Che?
Eh?
No.
Solo.
Da solo.
Ferito.
Subito.
Vittima? Mai.
Fiero.
Camerati!
E compagni.
Solo.
No, non c'e' nessuna donna con me. Ora.
Mai.
Dopo di te, il vuoto.
Esco.
A piedi.
Vado in centro.
A bere.
Perche'?
E tu?
Che fai?
Ti ascolto, sento le tue parole girarmi dentro la mia testa dal vivo, in una simbiosi... che vuol dire simbiosi?
Ti sento.....
Non ho fatto niente per arrivare a questo...
niente.
Non ho colpe.
Solo vergogna.
Mi compatisco, mi dispiace, sono mortificato.
Ma non ci posso stare dentro le castagne al fuoco, sono venuto al mondo per caso, distrattamente, per una scopata uscita male, tempismo errato.
E la puttana batte ciglio, sulle scale di fortuna, sottovuoto e senza preservativi.
Io non c'ero.

sabato 8 maggio 2010

La Favola dell'Orto.


All'orto c'e' la zucchina, il pomodoro eccetera..
Io il mio orto me lo coltivo da me.
Coltiviamo l'orto, affinche' naschi verdurame fresco e genuino.
L'acqua porta il mulino al secchio.

NelloRomano
maggio 2010