lunedì 19 maggio 2014
martedì 13 maggio 2014
Black'n White Berlin Wall.
Sometimes I wish the wall would not have an end.
Sometimes the wall finishes to close.
Sometimes my wall has a dark end.
Sometimes my wall cryes in my place.
Sometimes one need to find an escape from the wall.
Me never. I crash into the wall.
If there is a gap I tend to ignore it.
Sometimes the wall crashes on one.
Stays up and right on someone else.
Sometimes the wall is black and white.
Sometimes the wall is coloured and fragrant.
Sometimes he fall in love and fall apart.
In beats, in pieces, crashed down to heart.
If ther is one, that will be me.
Sometimes the wall ring's......"pick up the phone, pick up the phone..."
Sometimes the wall does'nt turn up.
Sometimes one's wall ask for you.
Sometimes your wall is missing you.
He call's for humanity, for compassion, for fun or for help.
He call's for justice, for civil rights and dignity, for freedom or poverty.
For comunist, for fascist, for muslim, for catholic, for african, for irish, for american.
Sometimes we need to build a wall.
Sometimes we need to destroy a wall.
Sometimes we do need a wall.
Sometimes a wall is our crime.
He call's for us, for them, for other's. The other's.
For art, for music, for culture, for wealth, for history, for the land that's missing the rain.
For water, for dust, for food, for war, for black, for white, for death and for life!
If there is a wall we'll draw on it, if there is not we won't write a word.
If a wall is builded for defense, we'll catch our enemyes to conquer it.
You may think a wall is an obstacle, turn around it and pass by.
Don't try to climb it, leave it as it says, don't burn it down, plant a flower.
Wall by wall, made of brick by brick, hand after hand, man by man.
Woman by woman, mama after mama, pieces of concrete one on one.
One after the other, little by little, touch by touch, breathe by breathe...
tears by tears, look after look.
Wall of sound, wall of word's, wall of love. Wall of heart's.
Wall not wall, yes or not, life or death.
undertitle photo was taken in september, 2013,
by nelloromano's cellphone.
He wrote the above in may, 2014.
sabato 3 maggio 2014
mercoledì 30 aprile 2014
"Ohne mich". Un autodenuncia.
Amici, parliamoci chiaro, sono ignorante come un caprone, una bestia da soma.
Un'ignoranza tale che rasenta il fenomeno dell'analfabetimo nell'Italia degli inizi del secolo scorso, pre-conflitto bellico.
Parlo, parlo, senza cognizione.
Ho lavorato per venticinque anni come un somaro senza imparare un mestiere, ne tanto meno la cosa piu' importante, la disciplina, nel mestiere.
La disciplina.
Che ti ripaga.
A me no.
Non ce l'ho.
Quindi.
Arriva la tragedia, il collasso.
Bisogna riempire la meta' del bicchiere che lo rende mezzo pieno.
Bheh, mi dispiace.
Ogni crisi e' madre di un evoluzione.
Da ogni morte nasce una madre.
Un essere infelice diventa un essere felice.
Vorrei urlare al mondo che e' finito il tempo delle carriere, dei sentimenti comprati, delle false idee, delle politiche e delle religioni. Degli scontri e delle relazioni "interpersonali". Dei percorsi di crescita interiore e ricerca dell'anima, dell'economia globale e della casalinga massaia risparmiatrice, degli "interlocutori".
Vorrei urlare tutto cio e di piu'.
Posso?
Vado, non so se torno.
Che il mondo prosegua con le sue macchinine brum brum (cit. Rosalino Cellamare).
Che il mondo vada avanti al contrario.
Che il mondo spenga e accenda gli interruttori senza di me.
Ohne mich, appunto.
nelloromano
aprile/2014
venerdì 25 aprile 2014
In Santa Romana Chiesa. Appunti.
![]() |
| Edvard Munch, Skrik (L'urlo) 1893 |
E si chiesa, ma non si chiede.
Nel vuoto incolmabile che c'e' in ognuno di Noi, prostrarsi ad un credo, una fede, un credere nel credere, una credenza o dei biscotti senza il barattolo, sembra essere l'unica arma di difesa. Oggi, ma da sempre.
Ma in quel vuoto incolmabile, in quel frastuono di voci e di luci, di sibillini cori che chiedono liberta', in quel vuoto incolmabile, che ci metti?
Quel vuoto e' un ombra, un'ombra che possiede la sua luce, un ombra piena di verita' che viene da lontano, un'ombra satura come una diapositiva, piena di colori, di pixel, di immagini tirate a lucido.
"Lucida e' l'immagine che l'ombra riflette, nel momento in cui ti esponi alla luce e chiedi giustizia e perdono".
Se ci riesci.
Colmare quel vuoto incolmabile significa riuscire a chiedere perdono e a chiedersi perdono, scardinando con la forza e con il sangue la paura del passato, del presente e del futuro.
Se ci riesci.
Riuscirci nasce dal volere, dal volerci, dal desiderarci, dall'ascoltarci.
La paura e' il nemico che ti fotte alle spalle, o anche di fronte.
La paura sembra volerti dire di andare dentro quell'ombra.
Se ci riesci.
Oltre la paura c'e' la gioia.
La gioia di aver trovato dentro quell'ombra te stesso, aver capito, averci provato, o almeno esserci andato a fare un giro.
Se ci riesci.
Potrebbe non piacerti.
Potresti trovarci dentro una sgradita sorpresa, ma sarai entrato nella tua ombra, e di per conto non puoi che lamentarti di te stesso ma al tempo stesso puoi solo rallegrarti di averci fatto un giro.
Se ci riesci.
Riempire il vuoto incolmabile con un altro vuoto equivale a chiudere per sempre il confronto con la tua paura.
Se ci riesci.
Quel vuoto e' un urlo, una lamina d'acciaio perforante, uno sgradito nemico, una biomassa putrida, una squallida puttana di periferia, che pero' in quanto tale puo' servire alla momentanea gioia di qualcuno.
Di te.
Se ci riesci.
Ascoltati e ascoltaci, o Signore, dei cieli e delle ombre, incolmabili dentro ognuno di Noi.
La gente vanno in chiesa.
Ma non si chiedono. Si chiesano e si chiudono.
Chiedi a te stesso di entrare in quell'ombra.
Se ci riesci.
Non puoi piu' farne a meno.
Non c'e' piu' tempo.
L'urlo ti verra' a chiamare di nuovo, e non potrai fare a meno di non rispondere.
Se non ci riuscirai tu prima.
In chiesa.
nelloromano
25april2014
N.d.A. La chiesa in quanto tale, luogo di culto e di preghiera, di aggregazione e di riflessione, viene qui usata dall'autore solo come metafora. La chiesa e' un luogo dove quell'ombra del nostro incolmabile vuoto puo' essere visitata, e la chiesa stessa nelle sue funzioni piu' altamente spirituali ne puo' curare i sintomi di malessere.
L'autore chiarisce cosi' la propria posizione di neutralita' nei confronti della Chiesa e di coloro che ne trasmettono il messaggio, apprezzando l'impegno e la costanza con il massimo del rispetto che si deve a costoro, rappresentanti della parola di Dio in terra.
NelloRomano, l'autore.
giovedì 27 marzo 2014
Post it - Post Office - Post Scriptum - Poster - Postres
C'erano i ragazzi che cantavano.
Tutti insieme. In un coro.
C'erano i ragazzi che giocavano a pallone.
Nelle strade.
C'erano ragazzi che passavano le ore a contarsi.
Passavano le ore.
C'erano ragazzi che passavano le ore a bere il vino.
C'erano ragazzi che passavano i pomeriggi al mare.
C'erano ragazzi che fumavano, laggiu'.
C'erano ragazzi che scordavano, che si scordavano, che venivano scordati.
C'erano quelli che inveivano.
Contro i suddetti, contro i sudati e i sudditi.
C'erano i ragazzi della malavita, della magliana, dei maglioni e dei maiali.
C'erano i ragazzi che vendevano le droghe e quelli che le compravano.
C'erano i ragazzi sui motorini, quelli sulle moto e quelli sui gipponi.
C'erano quelli del windsurf, quelli della disco e quelli della palestra.
Quelli del gel, delle catenine e dei piumini.
Fuori scuola, c'erano anche quelli.
I ladri, ladruncoli, scippatori e aspiranti criminaletti, criminali e rampanti della truffa.
Nelle cronache.
C'erano i ragazzi che sono morti, e quindi c'erano.
Prima.
C'erano quelli mai nati, quelli nati che non hanno mai vissuto, quelli vivi ma che in realta' sono morti.
Morti in piedi, finiti prima di iniziare.
Vivi.
Quelli che sono andati troppo veloce, in moto, a piedi o di idee.
E quindi sono morti.
C'erano tanti ragazzi che erano li pronti ad aspettare il segnale che non'e' mai arrivato.
C'erano tanti ragazzi che senza aspettare il segnale sono partiti e non sono mai arrivati.
Quelli che si sono dati alla fuga, quelli che hanno combattuto, quelli che ci credevano e quelli che facevano finta, senza neanche sapere il quindi, il quando e il dove.
Dunque?
C'erano i ragazzi del '50, del'60, del '70 etc etc.
Quelli prima?
E poi ci saranno quelli dopo.
Cosi' dicono.
C'erano i ragazzi che se la sono cavata abbastanza bene, altri che non ce la fanno proprio.
C'erano quelli che sono diventati cantanti, attori, scrittori, poeti, dottori, ragionieri, calciatori, architetti, ingegneri e avvocati. Dotti, medici e sapienti. (cit.)
C'erano i guardiani del faro e quelli della luna.
C'erano quelli che si innamoravano, quelli che fallivano sempre e quelli che chiamavano alle due di notte.
C'erano tutti quelli che ho dimenticato, tutti quelli che non me li potro' mai scordare e quelli che mi hanno profondamente segnato.
C'erano queli che non vedremo mai piu, quelli che vediamo sempre e quelli che non vorremmo mai piu' rivedere.
Quelli che .... brutta cosa ricordarli.
Quelli che ci hanno dato una mano e quelli che no.
Poi ci sono io.
Difficile.
Ma poi alla fine la gente se ne frega.
E io per primo.
nelloromano
marzo2014
Tutti insieme. In un coro.
C'erano i ragazzi che giocavano a pallone.
Nelle strade.
C'erano ragazzi che passavano le ore a contarsi.
Passavano le ore.
C'erano ragazzi che passavano le ore a bere il vino.
C'erano ragazzi che passavano i pomeriggi al mare.
C'erano ragazzi che fumavano, laggiu'.
C'erano ragazzi che scordavano, che si scordavano, che venivano scordati.
C'erano quelli che inveivano.
Contro i suddetti, contro i sudati e i sudditi.
C'erano i ragazzi della malavita, della magliana, dei maglioni e dei maiali.
C'erano i ragazzi che vendevano le droghe e quelli che le compravano.
C'erano i ragazzi sui motorini, quelli sulle moto e quelli sui gipponi.
C'erano quelli del windsurf, quelli della disco e quelli della palestra.
Quelli del gel, delle catenine e dei piumini.
Fuori scuola, c'erano anche quelli.
I ladri, ladruncoli, scippatori e aspiranti criminaletti, criminali e rampanti della truffa.
Nelle cronache.
C'erano i ragazzi che sono morti, e quindi c'erano.
Prima.
C'erano quelli mai nati, quelli nati che non hanno mai vissuto, quelli vivi ma che in realta' sono morti.
Morti in piedi, finiti prima di iniziare.
Vivi.
Quelli che sono andati troppo veloce, in moto, a piedi o di idee.
E quindi sono morti.
C'erano tanti ragazzi che erano li pronti ad aspettare il segnale che non'e' mai arrivato.
C'erano tanti ragazzi che senza aspettare il segnale sono partiti e non sono mai arrivati.
Quelli che si sono dati alla fuga, quelli che hanno combattuto, quelli che ci credevano e quelli che facevano finta, senza neanche sapere il quindi, il quando e il dove.
Dunque?
C'erano i ragazzi del '50, del'60, del '70 etc etc.
Quelli prima?
E poi ci saranno quelli dopo.
Cosi' dicono.
C'erano i ragazzi che se la sono cavata abbastanza bene, altri che non ce la fanno proprio.
C'erano quelli che sono diventati cantanti, attori, scrittori, poeti, dottori, ragionieri, calciatori, architetti, ingegneri e avvocati. Dotti, medici e sapienti. (cit.)
C'erano i guardiani del faro e quelli della luna.
C'erano quelli che si innamoravano, quelli che fallivano sempre e quelli che chiamavano alle due di notte.
C'erano tutti quelli che ho dimenticato, tutti quelli che non me li potro' mai scordare e quelli che mi hanno profondamente segnato.
C'erano queli che non vedremo mai piu, quelli che vediamo sempre e quelli che non vorremmo mai piu' rivedere.
Quelli che .... brutta cosa ricordarli.
Quelli che ci hanno dato una mano e quelli che no.
Poi ci sono io.
Difficile.
Ma poi alla fine la gente se ne frega.
E io per primo.
nelloromano
marzo2014
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