martedì 3 giugno 2014

ART IS SHIT. (in the process of self-conviction)

"selfie-service"

 RUINS.
 RUINS OF LEFTOVERS.
 WE'RE ALL RUINS.
 WE'RE DEAD.
 DRUG'S DON'T WORK.
 SHIT DOES.
 CHEMICAL EXIST.
 HISTORY SPEAK.
 NATURE RULES.
 ARTIFICIAL'S KILLS.
 HUMANITY LOOSE.
                                                     
"selfie-conviction"  
   
BOOK'S BURNS.
LIGHT'S OFF.
TUNNEL IS SAFE.
RUINS.
RUINS.
RUINS.
ART IS IN BOOK'S, NOT IN US.
ART IS DEAD.
ART IS SHIT.
AND HIS REVELATIONS IS DEATH.
SMELL'S LIKE SHIT.
WE'RE DEAD, BABY, WE'RE DEAD.

N.R.2014JUNE

lunedì 19 maggio 2014

martedì 13 maggio 2014

Black'n White Berlin Wall.




















Sometimes I wish the wall would not have an end.
Sometimes the wall finishes to close.
Sometimes my wall has a dark end.
Sometimes my wall cryes in my place.

Sometimes one need to find an escape from the wall.
Me never. I crash into the wall.
If there is a gap I tend to ignore it.

Sometimes the wall crashes on one.
Stays up and right on someone else.
Sometimes the wall is black and white.
Sometimes the wall is coloured and fragrant.

Sometimes he fall in love and fall apart.
In beats, in pieces, crashed down to heart.
If ther is one, that will be me.
 
Sometimes the wall ring's......"pick up the phone, pick up the phone..."
Sometimes the wall does'nt turn up.
Sometimes one's wall ask for you.
Sometimes your wall is missing you.

He call's for humanity, for compassion, for fun or for help.
He call's for justice, for civil rights and dignity, for freedom or poverty.
For comunist, for fascist, for muslim, for catholic, for african, for irish, for american.

Sometimes we need to build a wall.
Sometimes we need to destroy a wall.
Sometimes we do need a wall.
Sometimes a wall is our crime.

He call's for us, for them, for other's. The other's.
For art, for music, for culture, for wealth, for history, for the land that's missing the rain.
For water, for dust, for food, for war, for black, for white, for death and for life!

If there is a wall we'll draw on it, if there is not we won't write a word.
If a wall is builded for defense, we'll catch our enemyes to conquer it.
You may think a wall is an obstacle, turn around it and pass by.
Don't try to climb it, leave it as it says, don't burn it down, plant a flower.

Wall by wall, made of brick by brick, hand after hand, man by man.
Woman by woman, mama after mama, pieces of concrete one on one.
One after the other, little by little, touch by touch, breathe by breathe...
tears by tears, look after look.
Wall of sound, wall of word's, wall of love. Wall of heart's.

Wall not wall, yes or not, life or death.


undertitle photo was taken in september, 2013, 
by nelloromano's cellphone. 
He wrote the above in may, 2014.

 


mercoledì 30 aprile 2014

"Ohne mich". Un autodenuncia.


















Amici, parliamoci chiaro, sono ignorante come un caprone, una bestia da soma.
Un'ignoranza tale che rasenta il fenomeno dell'analfabetimo nell'Italia degli inizi del secolo scorso, pre-conflitto bellico.
Parlo, parlo, senza cognizione.
Ho lavorato per venticinque anni come un somaro senza imparare un mestiere, ne tanto meno la cosa piu' importante, la disciplina, nel mestiere.
La disciplina.
Che ti ripaga.
A me no.
Non ce l'ho.

Quindi.
Arriva la tragedia, il collasso.
Bisogna riempire la meta' del bicchiere che lo rende mezzo pieno.

Bheh, mi dispiace.

Ogni crisi e' madre di un evoluzione.
Da ogni morte nasce una madre.
Un essere infelice diventa un essere felice.

Vorrei urlare al mondo che e' finito il tempo delle carriere, dei sentimenti comprati, delle false idee, delle politiche e delle religioni. Degli scontri e delle relazioni "interpersonali". Dei percorsi di crescita interiore e ricerca dell'anima, dell'economia globale e della casalinga massaia risparmiatrice, degli "interlocutori".
Vorrei urlare tutto cio e di piu'.
Posso?


Vado, non so se torno.

Che il mondo prosegua con le sue macchinine brum brum (cit. Rosalino Cellamare).
Che il mondo vada avanti al contrario.
Che il mondo spenga e accenda gli interruttori senza di me.

Ohne mich, appunto.

nelloromano
aprile/2014

venerdì 25 aprile 2014

In Santa Romana Chiesa. Appunti.

Edvard Munch, Skrik (L'urlo) 1893
La gente va in chiesa.
E si chiesa, ma non si chiede.
Nel vuoto incolmabile che c'e' in ognuno di Noi, prostrarsi ad un credo, una fede, un credere nel credere, una credenza o dei biscotti senza il barattolo, sembra essere l'unica arma di difesa. Oggi, ma da sempre.
Ma in quel vuoto incolmabile, in quel frastuono di voci e di luci, di sibillini cori che chiedono liberta', in quel vuoto incolmabile, che ci metti?
Quel vuoto e' un ombra, un'ombra che possiede la sua luce, un ombra piena di verita' che viene da lontano, un'ombra satura come una diapositiva, piena di colori, di pixel, di immagini tirate a lucido.
"Lucida e' l'immagine che l'ombra riflette, nel momento in cui ti esponi alla luce e chiedi giustizia e perdono".
Se ci riesci.
Colmare quel vuoto incolmabile significa riuscire a chiedere perdono e a chiedersi perdono, scardinando con la forza e con il sangue la paura del passato, del presente e del futuro.
Se ci riesci.
Riuscirci nasce dal volere, dal volerci, dal desiderarci, dall'ascoltarci.
La paura e' il nemico che ti fotte alle spalle, o anche di fronte.
La paura sembra volerti dire di andare dentro quell'ombra.
Se ci riesci.
Oltre la paura c'e' la gioia.
La gioia di aver trovato dentro quell'ombra te stesso, aver capito, averci provato, o almeno esserci andato a fare un giro.
Se ci riesci.
Potrebbe non piacerti.
Potresti trovarci dentro una sgradita sorpresa, ma sarai entrato nella tua ombra, e di per conto non puoi che lamentarti di te stesso ma al tempo stesso puoi solo rallegrarti di averci fatto un giro.
Se ci riesci.
Riempire il vuoto incolmabile con un altro vuoto equivale a chiudere per sempre il confronto con la tua paura.
Se ci riesci.
Quel vuoto e' un urlo, una lamina d'acciaio perforante, uno sgradito nemico, una biomassa putrida, una squallida puttana di periferia, che pero' in quanto tale puo' servire alla momentanea gioia di qualcuno.
Di te.
Se ci riesci.
Ascoltati e ascoltaci, o Signore, dei cieli e delle ombre, incolmabili dentro ognuno di Noi.
La gente vanno in chiesa.
Ma non si chiedono. Si chiesano e si chiudono.
Chiedi a te stesso di entrare in quell'ombra.
Se ci riesci.
Non puoi piu' farne a meno.
Non c'e' piu' tempo.
L'urlo ti verra' a chiamare di nuovo, e non potrai fare a meno di non rispondere.
Se non ci riuscirai tu prima.
In chiesa.


nelloromano
25april2014


 N.d.A. La chiesa in quanto tale, luogo di culto e di preghiera, di aggregazione e di riflessione, viene qui usata dall'autore solo come metafora. La chiesa e' un luogo dove quell'ombra del nostro incolmabile vuoto puo' essere visitata, e la chiesa stessa nelle sue funzioni piu' altamente spirituali ne puo' curare i sintomi di malessere.
L'autore chiarisce cosi' la propria posizione di neutralita' nei confronti della Chiesa e di coloro che ne trasmettono il messaggio, apprezzando l'impegno e la costanza con il massimo del rispetto che si deve a costoro, rappresentanti della parola di Dio in terra.

NelloRomano, l'autore.





La conta e la disgiunta.

A contare i malcapitati stupida nell'orgoglio vuota di amore buia nei sentimenti.  E triste alla paletta della fermata del bus senza pen...