venerdì 25 aprile 2014

In Santa Romana Chiesa. Appunti.

Edvard Munch, Skrik (L'urlo) 1893
La gente va in chiesa.
E si chiesa, ma non si chiede.
Nel vuoto incolmabile che c'e' in ognuno di Noi, prostrarsi ad un credo, una fede, un credere nel credere, una credenza o dei biscotti senza il barattolo, sembra essere l'unica arma di difesa. Oggi, ma da sempre.
Ma in quel vuoto incolmabile, in quel frastuono di voci e di luci, di sibillini cori che chiedono liberta', in quel vuoto incolmabile, che ci metti?
Quel vuoto e' un ombra, un'ombra che possiede la sua luce, un ombra piena di verita' che viene da lontano, un'ombra satura come una diapositiva, piena di colori, di pixel, di immagini tirate a lucido.
"Lucida e' l'immagine che l'ombra riflette, nel momento in cui ti esponi alla luce e chiedi giustizia e perdono".
Se ci riesci.
Colmare quel vuoto incolmabile significa riuscire a chiedere perdono e a chiedersi perdono, scardinando con la forza e con il sangue la paura del passato, del presente e del futuro.
Se ci riesci.
Riuscirci nasce dal volere, dal volerci, dal desiderarci, dall'ascoltarci.
La paura e' il nemico che ti fotte alle spalle, o anche di fronte.
La paura sembra volerti dire di andare dentro quell'ombra.
Se ci riesci.
Oltre la paura c'e' la gioia.
La gioia di aver trovato dentro quell'ombra te stesso, aver capito, averci provato, o almeno esserci andato a fare un giro.
Se ci riesci.
Potrebbe non piacerti.
Potresti trovarci dentro una sgradita sorpresa, ma sarai entrato nella tua ombra, e di per conto non puoi che lamentarti di te stesso ma al tempo stesso puoi solo rallegrarti di averci fatto un giro.
Se ci riesci.
Riempire il vuoto incolmabile con un altro vuoto equivale a chiudere per sempre il confronto con la tua paura.
Se ci riesci.
Quel vuoto e' un urlo, una lamina d'acciaio perforante, uno sgradito nemico, una biomassa putrida, una squallida puttana di periferia, che pero' in quanto tale puo' servire alla momentanea gioia di qualcuno.
Di te.
Se ci riesci.
Ascoltati e ascoltaci, o Signore, dei cieli e delle ombre, incolmabili dentro ognuno di Noi.
La gente vanno in chiesa.
Ma non si chiedono. Si chiesano e si chiudono.
Chiedi a te stesso di entrare in quell'ombra.
Se ci riesci.
Non puoi piu' farne a meno.
Non c'e' piu' tempo.
L'urlo ti verra' a chiamare di nuovo, e non potrai fare a meno di non rispondere.
Se non ci riuscirai tu prima.
In chiesa.


nelloromano
25april2014


 N.d.A. La chiesa in quanto tale, luogo di culto e di preghiera, di aggregazione e di riflessione, viene qui usata dall'autore solo come metafora. La chiesa e' un luogo dove quell'ombra del nostro incolmabile vuoto puo' essere visitata, e la chiesa stessa nelle sue funzioni piu' altamente spirituali ne puo' curare i sintomi di malessere.
L'autore chiarisce cosi' la propria posizione di neutralita' nei confronti della Chiesa e di coloro che ne trasmettono il messaggio, apprezzando l'impegno e la costanza con il massimo del rispetto che si deve a costoro, rappresentanti della parola di Dio in terra.

NelloRomano, l'autore.





giovedì 27 marzo 2014

Post it - Post Office - Post Scriptum - Poster - Postres

C'erano i ragazzi che cantavano.
Tutti insieme. In un coro.
C'erano i ragazzi che giocavano a pallone.
Nelle strade.
C'erano ragazzi che passavano le ore a contarsi.
Passavano le ore.
C'erano ragazzi che passavano le ore a bere il vino.
C'erano ragazzi che passavano i pomeriggi al  mare.
C'erano ragazzi che fumavano, laggiu'.
C'erano ragazzi che scordavano, che si scordavano, che venivano scordati.
C'erano quelli che inveivano.
Contro i suddetti, contro i sudati e i sudditi.
C'erano i ragazzi della malavita, della magliana, dei maglioni e dei maiali.
C'erano i ragazzi che vendevano le droghe e quelli che le compravano.
C'erano i ragazzi sui motorini, quelli sulle moto e quelli sui gipponi.
C'erano quelli del windsurf, quelli della disco e quelli della palestra.
Quelli del gel, delle catenine e dei piumini.
Fuori scuola, c'erano anche quelli.
I ladri, ladruncoli, scippatori e aspiranti criminaletti, criminali e rampanti della truffa.
Nelle cronache.
C'erano i ragazzi che sono morti, e quindi c'erano.
Prima.
C'erano quelli mai nati, quelli nati che non hanno mai vissuto, quelli vivi ma che in realta' sono morti.
Morti in piedi, finiti prima di iniziare.
Vivi.
Quelli che sono andati troppo veloce, in moto, a piedi o di idee.
E quindi sono morti.
C'erano tanti ragazzi che erano li pronti ad aspettare il segnale che non'e' mai arrivato.
C'erano tanti ragazzi che senza aspettare il segnale sono partiti e non sono mai arrivati.
Quelli che si sono dati alla fuga, quelli che hanno combattuto, quelli che ci credevano e quelli che facevano finta, senza neanche sapere il quindi, il quando e il dove.
Dunque?
C'erano i ragazzi del '50, del'60, del '70 etc etc.
Quelli prima?
E poi ci saranno quelli dopo.
Cosi' dicono.
C'erano i ragazzi che se la sono cavata abbastanza bene, altri che non ce la fanno proprio.
C'erano quelli che sono diventati cantanti, attori, scrittori, poeti, dottori, ragionieri, calciatori, architetti, ingegneri e avvocati. Dotti, medici e sapienti. (cit.)
C'erano i guardiani del faro e quelli della luna.
C'erano quelli che si innamoravano, quelli che fallivano sempre e quelli che chiamavano alle due di notte.
C'erano tutti quelli che ho dimenticato, tutti quelli che non me li potro' mai scordare e quelli che mi hanno profondamente segnato.
C'erano queli che non vedremo  mai piu, quelli che vediamo sempre e quelli che non vorremmo mai piu' rivedere.
Quelli che .... brutta cosa ricordarli.
Quelli che ci hanno dato una mano e quelli che no.


Poi ci sono io.
Difficile.

Ma poi alla fine la gente se ne frega.
E io per primo.

nelloromano
marzo2014

domenica 23 marzo 2014

Un regalo.

senza titolo - Elvio Ciriachi 1928 - 1999
Onora il Padre.
Fino all'ultimo respiro.
E santificane il suo ricordo.
Gioisci delle parole che ti rimangono nella memoria.
Brinda alla memoria.
Riconsegna al calice quel ripieno colorato nell'attimo in cui l'effetto brioso del vino ti riporta alla tua infanzia.
L'infanzia dei giochi, delle lunghe attese, dei natali pieni di colore e di luci.
L'infanzia che poi cresce e ti allontana.
Ti avvicina ad un vita che poi finira' nello scorrere lenta e veloce,
sarcastica e maligna, ridicola e divertente,
beffarda e malinconica,
meravigliosa e puttana.
Una vita da prendere a morsi e sputarne il sangue dei suoi brandelli,
ingerirne gli avanzi, masticarne gli odori.

E questo tuo padre gia' lo sapeva.


nelloromano
marzo 2014


domenica 9 marzo 2014

l'unica paura

se mi sento o non mi sento
non e' un problema degli altri,
non e' degli altri che io me ne devo fare un problema
se si sentono o non si sentono.

se ti parlo non ascolti,
se mi parlano non devo ascoltare,
se mi trovo da solo o in compagnia
non e' la mia colpa o responsabilita'.

ascolto tutto il giorno parole inutili
di gente inutile, di cose inutili
di fatti e avvenimenti incredibilmente inutili...
..come se io fossi utile a qualcosa!

le lacrime scendono a meta'
perche l'altra meta' e chiusa nell'ipocrisia,
nella falsita, nell'inutilita'.
Della mia vita, e di quella degli altri.

nr 8/3/2014


martedì 4 marzo 2014

Marzo 2014.

E' impossibile non giudicare,
non parlarne male,
non essere d'accordo,
non pensare che si e' soli,
non ascoltare,
non portare rancore,
non avere rimpianti,
non avere rimorsi,
non provare rabbia,
non provare collera,
non portarsi dietro fardelli,
non fare debiti,
restituirli,
piangere o ridere,
avere opinioni moderate,
essere di destra oggi,
non essere gay,
non avere segreti,
non avere la coscenza sporca,
non fornicare,
non spaccare le vetrine,
non fare scritte sui muri,
non volere il peggio per qualcuno,
provare compassione,
ascoltare il prossimo,
fidarsi del prossimo,
aiutare il prossimo,
essere prossimi alla verita',
essere i prossimi a vincere qualcosa,
approssimarsi all'obiettivo,
approssimarsi,
essere approssimativi ma anche essere precisi,
puntuali,
rigorosi,
giusti,
equilibrati,
imparziali,
simpatici, accoglienti sempre col sorriso e disponibili.
In questo mondo di merda.

nr mar 2014

venerdì 17 gennaio 2014

Con la fede..
e con l'ardore..
insieme a te, camminerem..
non ti lasceremo mai...
sola..
ovunque andrai sarem...
vita, vita.

(citazione)

giovedì 16 maggio 2013

Una Poesia di Gianni Pisi.

Il Vento.


Il vento, al quale non prestiamo quasi mai l'orecchio.

Ma il vento, ha la sua coscienza ,anche se non la vediamo.
Puo' essere buono, feroce, arrivare dritto che ti fa tremare il petto
oppure in senso inverso,
peggio di traverso e sulle spalle, che se pure piove ..
con un colpo secco, ci divide in due l'ombrello.

L'amico vento, muove tutto quando passa,
investe il grano, le foglie, l'erba alta,
la rende ancor piu' bella, viva, e cosi sinuosa
da sembrare il corpo d una donna.

Quand' e violento, il mare scuote, lo fa talmente mosso
da incutere paura se batte sullo scoglio.
C' investe e sembra voglia dirci, con il suo fischiare,
che sembrano parole,  "togliti di mezzo...perche' ti faccio male...".

Il vento, spinge la neve che s' ammucchia e forma la valanga,
e nella sua coscienza sa che non doveva... 
si danna, ma non e' sua la colpa, 
semmai della natura a volte disattenta.

Lui muove le vele, oppur, se soffia grande, al porto..
la nave fa sostare e non la fa partire.
Il vento in un baleno come l'attore cambia, si trasforma in uragano,
gira forte, s'alza che sconquassa tutto quel che trova sulla terra ferma.

Quando velocemente e freddo arriva, dentro al mio giardino,
bussa alla finestra, apro, entra e si rilassa. 
Mi dice.." son talmente stanco, ho attraversato mezzo mondo, 
sembravo un esercito da guerra che ho vinto sul nemico la battaglia".
Il General commosso m' ha dato una medaglia.

Il vento amico caro, se leggero si ferma sopra tetti di campagna 
parla con i vecchi coppi, gioca dolce con i caminetti.
Ora ti prego non mandarmi via, son cosi gelato e mi voglio riscaldare
arrotolarmi e poi dormire.
Domani, con il sole,  tornarmene con calma da dove son partito.

E' giorno e lui mi fa un sorriso, 
poi mi da la mano
tanto prima o poi ,ci rivediamo..
Ecco ci risiamo!!!!

L' amico vento non lo puoi tradire,
dici dici, ma poi ti fa piacere,
quando torna e ti bussa per parlare.


Roma, Febbraio 2013

Gianni Pisi

La conta e la disgiunta.

A contare i malcapitati stupida nell'orgoglio vuota di amore buia nei sentimenti.  E triste alla paletta della fermata del bus senza pen...