giovedì 12 agosto 2010

...anime inacidite, dalla presenza di yogurt magro.. anzi dalla assenza..

Anime,
incontrastate nei momenti di gioia,
si accendono nei colori delle piante grasse, sature,
quei colori che minacciano vendetta,
quando al sacro preferisci il profano,
e quando al secco preferisci il lardo,
quando al soffritto, che poco ne sai, preferisci la cottura al vapore.

Anime,
quando su una tavola imbandita e preparata a festa per il banchetto nuziale,
trovi di tutto, trovi di tutto, ma proprio di tutto,
galline, formaggi, uova, paste e asciutte e minestre e cotechini..
e palle di tartufo, nero e bianco,
e palle gonfie, ma gonfie, tronfie, sminchiate..
prendi gli aghi e le punzecchi una ad una, a torturar mai si stufa, l'impavida creatura..
e trovi di tutto e di piu' che puoi immaginare...
bigne' ripieni di galassie nebulose al caffe' e chablis....
trovi di tutto...
la tavola e' come sempre la hai desiderata..
dalla tovaglia, anzi dalle gambe del tavolo fin su la porchetta appesa sul lampadario a scolar grasso che gocciola sull'umanita' esanime, stesa al pavimento fluorescente...
di tutto, c'e' di tutto, c'e'.

Anime,
qualcosa manca...
qualcosa manca che mi fa tanto girare i coglioni da prendere su martello e iniziare a sbattere tutto finche' pezzi di cervello e menzogne, budelle da riempire di merda e cancrenitiche porzioni di avambracci spezzati schizzano su pel culo fin da farti vomitare l'anima...

Anime...
esANIME, transANIMAli, transANIMOgenee, transANIMEsparenti..
e parenti tutti, invitati al convivio funereeo del mozzo impiccato gia morto di leucemia..

mancava lo yogurt..
un misero, contancazzo, schifoso, inutile, bastardo prodotto caseario pieno di fermenti vivi barattolino di yogurt.. mancava.. mi inculava in contumacia, da assente faceva pesare il peso della sua esistenza su di te, puntandoti il dito contro.... ti sarebbe bastato tanto cosi', tanto cosi', un pezzetto in piu' e ci sarebbe entrato pure lui, sulla tavola...

bastardo..
bastardo yogurt maledetto, assente ma indispensabile...

Anime...
si allontanano per un barattolino di yogurt mancante,
il pezzo in piu' che mancando, non completa il puzzle, della follia, della mezzavia, della tramvia, della bugia, della anarchia, della "portami via", della stronZIA....

Anime..
de li mortacci vostri!

mercoledì 4 agosto 2010

...delle donne... (4 ago 2010)

Scoverchiata la figura,
alzato il pugno,
sceso giu sul tavolo,
in picchiata,
martello sul momento.

D inverno,
quando le freddura sostituisce la calura,
le coperte mandano via la paura,
fiumi di birra asciugano l'arsura,
monti di menzogne si accostano alla natura,
delle cose,
delle azioni,
delle donne,
e specialmente,
delle donne,
d'inverno,
si sente di piu',
molto di piu'!


giovedì 29 luglio 2010

Hope.

Spero (?) che il caro Banksy non se la prenda a male se uso una sua immagine senza pagare il copyright, se uso ad ironia un suo messaggio, e se il messaggio arrivi provocatorio abbastanza da urtare le coscienze con forza e vitalita' piuttosto che speranza.

Viaggiando tra Platone e Erasmo..... "la speranza ci blandisce"..

e oggi piu' che mai abbiamo bisogno di tutto tranne che di speranza.
Almeno, questo penso, gia da un po'.

lunedì 26 luglio 2010

Urlo.

Appeso ad un filo, o una corda, o un segnale elettromagnetico, fai tu.
Fate voi.
Appeso, accecato dalla luce, sbavo.
La testa pesa, il granchio nello stomaco fa bisbocce, banchetta con i suoi amici molluschi attaccati alle pareti gastriche, avvinghiati tra loro i polipi si ubriacano, si baciano, fanno sesso, eiaculano sulle imposte chiuse delle pareti dell esofago.
Ma tanto a loro che gliene frega, eiaculano lo stesso.
E il granchio? Se la ride, si ubriaca e snacchera con le sue chele un flamengo fiammingo, a batte la testona dura sul tavolo, che sarebbe poi il mio fegato!!!
La testa e' appesa all'ingiu', le bave filano fino all abisso, gli occhi sputano sangue e dal naso
esce una colata smielante di liquido irragiungibile...
alle caviglie catene arrigginite belano, cigolano..... iii ooo iii ooo iii ooo, in continuazione, e' un continuo, un rumore assordante, una tortura, ci vorrebbe un po di olio.... chissa se passa il mio carceriere a ungerle un po?...
l'ultima volta che e' passato mi ha tolto le corde unte dai polsi, cosi che poi almeno quando passa quello della grotta a fianco che prende un ora d'aria e mi allunga una rivista riesco a dargli un occhiata, a sfogliarla.
al petto ormai le pulci hanno fatto casa... giocano su sti due peli che mi sono cresciuti a fare l'altalena, e si slanciano giu sulla pelle dell addome effetto tipo pubblico del concertone di Woodstock che si buttavano nel fango, tanto il sudore misto sangue puo dare alla superfice lo stesso scivolio....
nella mente organi sacrali di chiese crollate continuano a echeggiare da secoli, spingendo i fiati sino alle membra cerebrali, sbattendo tra le meningi e la gola, rimbalzando da una parte all'altra, portandosi con se la memoria di pensieri leggeri che, circa dieci secoli fa, piu' o meno, forse nove, riempivano le mie giornate di colore, profumi, acqua di torrente che sbatteva su lucide pietre color grigio chiaro ben levigate... questo era, prima, l'effetto vita.
L'affetto vita.
Ti affetto vita.
Ti taglio la gola.
Ti spargo di benzina.
Ti incendio, e con te incendio tutti gli spermatozoi fecondi.
E con loro incendio le valvole cardiache.
E su tutto cio che rimane ci metto la pece.
E nulla piu' cresce.
Urlo.

sabato 17 luglio 2010

Close Up!!

Mah.
Senza granche' da dire, le ore scorrono lente da un passare di un albatros ad una luce che si spegne in una finestra, ad una sigaretta che si porta via l'anima nel vento, soffiato, caldo, del torrido abito estivo.
Sotto i riflettori per un ora e poi il buio piu' totale, al risveglio colazioni soffici, di cornetti e cappuccini.
Mah.
Tutte stronzate.
Siamo alla svolta.
Il punto di svolta.
Ci vuole ancora un piccolo sforzo, un piccolo passo felpato, accarezzando il manto stradale per non urtare contro le inferriate del sottosuolo, per non svegliare i trappolai, quelli che ti tendono una mano con dentro una bomba ad idrogeno, cosi non rimane piu un niente da poterci fare un autopsia.

Scrivo poco, leggo poco, se non Freud, che ultimamente mi accende con i suoi pergolati psichici tra edere e grappoli di uva.. ma d'altronde che importa, il salto da fare e' intrinseco, e' come stare dentro la balena di pinocchio e volerci rimanere, che fa piu' fresco.
Poi tanto magari ti dicono di scrivere per forza "da contratto", ed e' li che te ci sei dentro con tutte le shoes, impantanato tra fiori marci.

No, no, grazie, non era questo quello che volevo, e non e' questo quello che voglio ora, il salto s'ha da fa', in un altro perdunque, asettico, mare nemico e straniero, per entrare in guerra con i nervi piu' saldi e i denti piu' stesi, e le macchine in continuo movimento interstiziale.

Ora, accese le sigarette e fumate, stappate e bevute le birre e pestati i mohiti, penna sulla moleskine e via, a piedi, tra colline e sterpaglie ingiallite dai 40 gradi sotto il cielo..38 sotto l'albero.. intorno ai 13/14 in cantina, ecco appunto, raggiunta la cantina, tra le botti di acero e rovere..... sangiovese cotto eccomi, arrivo a te come una medusa, e come tale nuotero' nei tuoi rossi abissi quinquennali che diventano Brunelli..... ed estrarro' la mia pistola ad inchiostro per inchiodarti una volta per tutte. Brutta sporca bastarda vita!

Avanti!

A tutti coloro che non hanno smesso.
nelloromano

domenica 27 giugno 2010

Peccatore.

Tutti.

I Santi in Paradiso.

Tutti, li voglio inchiodare.

Come sulle coste di un calendario fino alle prospettive diagonali, orizzontali, trasversali e longitudinali, del globo terrestre, della fauna acquifera e del ghiacciaio polare, tra i fiumi, i mari e i laghi, sugli alberi da frutto come sui rami secchi e bruciati dai fuochi in tempesta.

Tutti, e tu che mi guardi che non te ne sia da meno, e che non ce ne sia di meno per te, perche’ senza diritto alcuno mi hai imposto di non potere esprimere agli occhi del potere e della statua di sale esposta al sole il mio, di potere.

Tu.

Peccatore.

Io non sono peccatore perche non ho mai studiato, non ho mai ucciso una lucertola, forse una cavalletta una volta, perche’ proprio non ce la potevo fare, could nt cope with it. Could nt. Just could nt.

E non per questo mi merito la gogna, la fogna e la ghigliottina, e non per questo non posso giocare al parco con gli altri ragazzi, la domenica pomeriggio, in primavera, al sole di maggio…. Non per questo hai Tu il diritto di farmi fuori.

Io peccatore.

Mai.

Io no. Non ho mai assunto sostanze come prova d’onore, non ho mai praticato buchi sulla mia pelle da parte a parte, quelli in acciaio sterilizzato. Mai.

L avrei fatto, se avessi saputo che un giorno mi avresti accusato di non averlo fatto.

Ho passato giorni e giorni a passare da un tubo ad una altro, da un serpente ad un altro, da un mondo ad un altro.

Tutti ora vi voglio inchiodare, non e’ piu’ giunto il momento, non e’ piu’ giunta l’ora, del Pelide e di Muzio Cordo detto anche Scevola, scevolo io dall accusarmi ancora perche peccatore non sono. No non lo sono.

Vi accuso tutti, sul banco de pegni e de ll imputati, imputabili.

E in visione distorta a me tocca sta manche…

E scrivo affinché una pietra cada e possa rovinare la frittata.

Vi accuso tutti, di martirio, di vittimismo, di sfruttamento della popolazione meno abbiente, la domenica mattina in piazza.

Ora andiamo tutti al corteo giovanile di massa, in strada, tutti, chi piu’ chi meno.

Ho peccato.

Chi?

A chi?

Al santo bevitore e la sua leggenda. Forse.

All errante di turno che mi spiazza sempre con le sue risposte..

Al prete che non gli ho dato torto.

Al pastore che mi donava le sue pecore, ma anche le sue dottrine e le sue massime, e minime fuori dall’ Europa.

Ai cani bastonati fuori dalle case chiuse.

Alle puttane, onorificenze senza ricevuta fiscale.

Alias, memoria corta, sembrava che ci spostavamo in massa ma esso era solo un tentativo di comprarci tutti.

E io vi giudico ora, vi condanno, vi punisco impudicamente sulla pubblica strada, cattiva, quella di De Andre’, per capirci. Se. Qualcosa.

Vi colpisco di striscio, vi tradisco, vi fischio dietro, da dietro, vi canto la messa in latino, che me l avete proibito, anche quello, vi canto in greco, anzi ve la canto, e ve la suono, in punk, stile jazzato, sincopato e rockerillazzato.

Tutti in fila.

Santi, protettori e aventi diritto.

Ecco.

Il vostro diritto.

Ecco qual’e’.

Il vostro diritto.

Il vostro diritto e’ morto con le vostre tuniche sporche di sangue, dietro le porte e i portoni dove Monne Lise e Pieta’ Crocifisse e Vergini Carmelitane erano nascoste durante le carestie, le guerre, le miserie e i festival di Sanremo.

E la pioggia continuava a cadere giu dal trafitto tetto di legno bucato, tra tegole scollate, fuse, bruciate, su pavimenti rigonfi di lacrime, tra fessure dove insieme a spifferi gelidi negli inverni dimenticati, della povera piccola cappella della chiesa di San Bruciato, arso anche lui, insieme al cappellano militare, il cappellano civile ed il cappellaio magico, e il pifferaio santo, subito, morti tutti, arsi anche loro.

Tra le stagioni della miseria, le porte erano chiuse, chiavistelli e blocchi di marmo, sarcofaghi e portoni secolari erano chiusi.

E io non sono potuto entrare, ho bussato, ma nessuno ha aperto.

Vi inchiodo tutti.

Vi perseguito.

Peccatore io non sono.

Sacralita’ arrenditi al passare degli anni,

rughe ti cospargono il volto colpevole,

mani segnate dal corso degli anni non ci impietosiscono,

le loro artriti alle articolazioni non vi impediscono di mentire ancora.

Noi poveri peccatori abbiamo pagato,

non lasceremo mai conti in sospeso,

non segneremo filoni dal rigattiere.

Vergogna, a noi, vergogna e pena,

pieta’ mai, compassione non ci sfiora,

colpevoli solo di meritare l’ora e il giorno del miracolo che fin qui ci ha portato.

Solo colpevoli di una colpa che ci porta ad essere qui.

Arrenditi sacralita’, hai un volto segnato dalle paure che accusi su di me,

hai un volto, un eta’, una gamba sola, di legno.

Il tavolo non e’ piu imbandito, il letto e’ fatto,

i cavalli sono morti e la carrozza e’ fuori uso.

Arrenditi, sei circondata.

Non sporgerti piu in la del dove sei sorta,

potresti cadere, e non ci saremo piu’ noi poveri peccatori a raccoglierti.


nelloromano



La conta e la disgiunta.

A contare i malcapitati stupida nell'orgoglio vuota di amore buia nei sentimenti.  E triste alla paletta della fermata del bus senza pen...